C’è solo guerra.

Prima o poi avrei dovuto parlarne. E anche se non serve parlarne da tanto è conosciuto nel settore, è bene spenderci due parole anche su Centraldogma.it!

Il gioco di Warhammer (nella sua incarnazione fantasy) è nato nel lontano 1983, prodotto da Games Workshop. E’ un wargame tridimensionale ovvero, in parole povere, un gioco tattico dove miniature che rappresentano unità, eserciti, creature e macchine da guerra che si scontrano su un campo di battaglia dando vita a scontri mozzafiato. Qualche anno dopo (1987) la GW da vita a Rogue Trader, precursore di quello che diventerà poi Warhammer 40.000, fratello fantascientifico della versione fantasy, ambientato in un mondo post – futuristico futuristico dominato dalla guerra e dal caos. In questa ultima versione, WH40K presenta un modo di giocare più semplice e veloce (ma non per questo meno profondo) meno legato al movimento e ai  reggimenti. E questo mondo così brutale e caotico mi ha davvero conquistato!

Come solitamente succede nei wargame, anche in WH40K ogni giocatore sceglie un esercito (tra circa una decina disponibili tra cui troviamo esericiti, demoni, orchi, space marines, alieni, tecnologie perdute e davvero ogni sorta di stranezza possibile) che andrà poi a collezionare – e spesso dipingere – e che formerà la sua lista da battaglia. Le liste non sono altro che gli elenchi delle unità e degli equipaggiamenti che compongono la propria armata, ovvero il cuore dell’esercito di un giocatore. Nonostante esistano regole ben determinate che regolano la progettazione di una lista, le scelte, le combinazioni e le possibilità offerte dal regolamento sono talmente ampie che davvero ogni giocatore può personalizzarsi l’esercito a piacere.

Il background è un ulteriore punto di forza di questo stupendo gioco. Il solo manuale delle regole vale il prezzo solo per il ricco background presentato in esso. L’umanità è sull’orlo della distruzione, miliardi di persone vivono la disperazione ogni giorno, per tutta la durata della loro vita, lavorando senza sosta per mantenere l’Imperium e le forze militari, impegnate in continue guerre senza sosta. In miliardi e miliardi e miliardi di persone l’uomo comune si perde, nella vastità dei mondi formicaio di Armageddon o Minea in agglomerati claustrofobici alti (o profondi) chilometri. L’Imperatore, unica luce guida dell’uomo, vive in un campo di stasi dalla tecnologia perduta alimentato ogni giorno con il sangue di mille psionici. Gli Space Marines, uomini supermodificati al servizio dell’Imperatore e dell’Imperium, combattono incessantemente per difendere la razza umana da invasioni aliene e antiche minacce, attirate sempre di più dalla debolezza dell’impero. Centinaia e centinaia di eroi ogni giorno scrivono pagine di storia e muoiono martini nel nome di una pace che mai arriverà. Questo, a grandissime linee, sono le fondamenta su cui si basano le storie raccontate nel libro, un fondale di incredibile spessore per quello che è “solo” un gioco di battaglie.

Il regolamento di WH40K non è certo dei più difficili e imparare a giocare non richiede un grande impegno dal punto di vista regolistico. Comunque, nonostante la semplicità, la profondità di gioco ed espansione è davvero notevoli. A tutto questo contribuiscono, come già detto, i molti eserciti disponibili, la varietà di missioni presentate sul manuale, gli innumerevoli equipaggiamenti a disposizione, l’incredibile background a supporto, un sistema di combattimento ben congeniato e semplice e i modelli incredibilmente dettagliati permettono al gioco di appassionare ogni giocatore che lo provi anche solo per la prima volta. Che dire, se qualcuno volesse saperne di più, basta chiedere.

Hobby

In questo periodo sento la pressante necessità di dedicarmi a “qualcosa”. Persa, almeno apparentemente, l’attrazione per l’acquisto folle di dischetti metallici riportanti parole come “war”, “battle”, “blood” o “gun”, ho deciso di dedicarmi al modellismo statico e in particolare alla pittura di – appunto – modellini statici.

Dopo aver ricevuto per regalo alcune miniature, ho acquistato – con pudica e paziente meticolosità (VOGLIO QUESTO! UAO QUESTO COLORE! FIGATA! SBROFL!) secondo anche i consigli dell’artista mondiale Stefanardi (famoso come scultore di miniature fantasy) – vari colori e, in poco meno di una settimana, mi sono ritrovato con all’attivo 30 boccette di acrilici, diversi pennelli, erbetta sintetica in quantità e una discreta incapacità nel dipingere.  Dopo una settimana di esperimenti falliti, miniature sciolte nell’acido, goblin massacrati da colori sgargianti e prove di overbrushing estreme, ho deciso di acquistare un libro dal titolo piuttosto esplicativo “Come Dipingere le Miniature (for Dummies, suppongo)”. Attendo il dannato libro nella vana speranza di ricevere il Tocco dell’Artista.

Da bravo sportivo che sono, ho deciso di dedicarmi al pattinaggio a rotelle con la mia felice (e infelice nei momenti critico pre caduta) consorte. Abbiamo quindi acquistato due paia di roller e adesso vai di sport, in meno di due settimane un culo più tonico e almeno una taglia in meno, mi hanno promesso. Sta di fatto che ho passato la domenica con addosso un paio di pattini che, a causa dei miei muscolossimi polpacci, mi stringevano in maniera spasmodica (ho perso l’uso dei due piedi), però almeno non sono caduto neanche una volta. Ah si, quelle ferite sui polsi sono stigmate.

Invece, voi che fate quando nun c’avete un cazzo da fa’?