Deus Ex Human Revolution

Ok, mi sono già ammazzato di questo gioco. E’ un capolavoro, bellissimo, unico nel suo genere e divertente come non mai. Per questo, e per molte altre cose che vi dirò, ho deciso di parlarne su CentralDogma, quindi dategli una letta.

Dov’eravamo rimasti?

Human Revolution è ambientato nel 2027, circa 30 anni prima rispetto al capostipite (Deus Ex, uscito nel 2001) quando la tecnologia dedicata al potenziamento dell’uomo è ancora agli albori. Noi saremo chiamati a vestire i panni di un – figherrimo – Adam Jelsen, capo della sicurezza di un’industria (la Sarif Industries) affermata nella ricerca e sviluppo di questa tecnologia biomeccanica. Quando la sede della Sarif viene attaccata da un branco di terroristi “puristi” e il culo del povero Adam viene fatto letteralmente a fettine, inizia la nostra – incredibile – avventura.

Ok e adesso?

Sono davvero tante le cose che mi hanno colpito di questo titolo. Senza dubbio, comunque, l’aspetto che più mi ha intigrato e divertito è sicuramente la molteplicità di metodi che si possono utilizzare per conseguire gli obiettivi. Chiariamoci, Deus Ex – per chi non lo sapesse – non è uno sparatutto qualunque, dato che elementi stealth e rpg lo fanno da padrone. Potrete affrontare i nemici face to face crivellandoli di colpi oppure cercare via alternative, hackerare cancelli di sicurezze e torrette, sgattaiolare nelle condutture dell’aria (ottime anche per nascondere i cadaveri dei nemici massacrati poco prima) e comparire alle spalle dello sfigato di turno per tramortirlo con le vostre braccia super potenziate.

Questa cosa, devo dirlo, mi ha lasciato davvero a bocca aperta. Anche se amo l’approccio diretto (tanti cadaveri con tante munizioni), sgattaiolare in giro per le varie zone e cercare vie alternative è molto soddisfacente e premierà anche in termini di gioco, dato che acquisterete notevole esperienza.

Come voglio io

L’esperienza sì, perchè come ho già detto Deus Ex è fondamentalmente un rpg. Saremo noi, infatti a costruire il nostro personaggio spendendo dei punti (praxis) per l’acquisto o il miglioramento di capacità. Dai potenziamenti neurali che migliorano le nostre capacità sociali e le nostre abilità hacker, i potenziamenti oculari che ci permettono di vedere i nemici oltre i muri e rendono la minimappa dettagliata e vasta, i potenziamenti agli arti che ci danno l’opportunità di alzare grossi pesi, di portare più attacchi letali in minor tempo alla corsa più veloce, al movimento silenzioso, alla caduta senza danni, al miglioramento della mira e così via.

Acquistare tutte le abilità sembra impossibile, quindi le scelte che effettueremo nel corso della partita influenzeranno pesantemente il nostro stile di gioco.

Cyberpunk

Il gioco è ambientato a Detroit, una Detroit cyberpunk che se tiri un respiro profondo senti in testa Blade Runner. Una Detroit acida, fatta di neon, di sporco, di strade e teppisti, di insegne luminose gialle e verdi, di carta che svolazza sulle strade. Gli interni sono un mix di rinascimentale e futurista, poltrone barocche e porte in metallo, cornici a ghirigori e armi laser. Un mix sapientissimo che rende Deus Ex spettacolare, cupo e triste, ma vero come non mai. I giornali (su schermi ottici) , gli ebook e i palmari, le mail nei computer danno a tutto questo quella sorta di tridimensionalità che rende il tutto reale e tangibile. Le storie dei vari personaggi che incontreremo si accavallano in maniera spettacolare alla nostra missione principale, rendendo la risoluzione delle missioni secondarie un obbligo “per scoprire il perchè” più che per ottenere le comunque meritate ricompense.

Ma allora è figo

Si è tutto figo e anche di più, se devo essere sincero. Ci sono poche cose che non mi sono piaciute, a dire il vero. La localizzazione in italiano non mi sembra malvagia (per quanto ne posso sapere), ma la sincronia con le labbra è indecente per un gioco del genere, davvero. L’altra nota negativa è la presenza di un contenuto aggiuntivo solo per l’edizione speciale. Ci stanno le cose in game in più (di un’arma in più chissene), ma spacciarmi un DLC all’uscita del gioco quando la versione normale costa € 60 e passa rode.

 

Starcraft 2: anticipazioni patch 1.1

In queste ore Blizzard ha pubblicato alcune interessanti anticipazioni riguardo alla patch di bilanciamento che “sconvolgerà” Starcraft 2 a metà settembre, quando la pezza verrà indicativamente rilasciata su Battle.net.

Ovviamente, essendo una patch di bilanciamento, le modifiche si faranno sentire (credo) quasi esclusivamente nell’ambito multiplayer del gioco. In particolare, l’attenzione di mamma B. si sta soffermando sulla demolizione di quelle strategie rush che ai bassi livelli impediscono match sereni ed equilibrati. Vediamo nel dettaglio alcune modifiche proposte:

Protoss

  • tempo di costruzione degli Zeloti aumentato di 5 secondi (da 33 a 38 sec);
  • aumentato di 5 secondi il cooldown del portale dimensionale; (da 23 a 28 sec)

Terran

  • tempo di costruzione dei Mietitori aumentato di 5 secondi (da 40 a 45 sec);
  • tempo di costruzione dei Bunker aumentato di 5 secondi (da 30 a 35 sec);
  • i danni dei Carri d’Assedio diventeranno 35 +15 vs corazzati (attualmente sono 50 fissi);
  • i danni degli Incrociatori diventaranno 8 (contro i 10 attuali);

Zerg

  • i danni delle Ultralische diventeranno 15 +20 vs corazzati (ora sono 15 +25 vs corazzati);

il nerf protoss è facilmente comprensibile (e ampiamente spiegato dal post blu Blizz): il rush zeloti ad inizio partita è troppo forte. Ok che ai piani alti rush così non si fanno, ma non si può suggerire ad un player bronzo di micrare come un coreano per fermare quattro zeloti sputati al 4 minuto del match. Stessa cosa anche il nerf terran: i mietitori saranno meno forti degli zeloti (e costano anche vespene), ma la loro velocità e capacità di saltare ne fanno delle perfette macchine di stallo ad inizio partita. Personalmente non ho mai usato questa tattica (e infatti sono troppo niubbo per essere vero), ma un bunker piazzato in casa Zerg con dentro 4 marine e questo non si muove più ad inizio partita.

Mi spiace, invece, per il nerf sui carri d’assedio, secondo me il fiore all’occhiello dell’armata Terran. Secondo Blizzard, ma neanche troppo a torto, un rush di queste macchine è troppo devastante nei confronti della fanteria. E questo è dannatamente vero: piazzare quattro cannoni in modalità assedio dietro alla vostra truppa rade al suolo l’avversario in pochi secondi.  Rimarrà comunque una macchina forte (contro corazzati soprattutto), ma perderà quell’effetto “devasto” che aveva nei confronti della carne trita. Non mi esprimo sul nerf degli incrociatori: mai utilizzati, troppo costosi e lenti. Il nerf alle Ultralische, invece, sembra essere una conseguenza delle altre modifiche proposte (soprattutto per quanto riguarda il cannone Terran).

Se mi posso permettere un commento personale, avrei gustosamente accettato qualche modifica alle torrette protoss. il torret rush è una tecnica stra-abusata e difficile da counterare una volta avviata. Ricordatevi sempre di appicciare un drone o un svc a qualunque sonda nei pressi delle vostre basi, prima di ritrovarti il culo tappato da una dozzina di torrette.

Oltre a queste proposte, il post blu (questo post blu) ci anticipa anche alcune modifiche sociali tanto richieste dalla community: nessuno aveva capito l’assenza della ladder chat e Blizzard sembra voler colmare questa mancanza a Settembre.

Ma sembra che le sorprese non siano finite, o almeno, così speriamo…

5KG di… Niente

Questa Play 3 mi ha deluso. Cioè, è stato un veloce susseguirsi di eventi che mi hanno portato a considerarla davvero un flop, contrariamente a quanto pensavo prima per partito preso. Lo ammetto candidamente: sono un grande esperto di videogiochi e affini, apprezzo i giochi per quello che dovrebbero fare, ovvero divertire. Non mi faccio seghe riguardo a quantità di poligoni, peso di textures, specifiche tecniche e altre amenità del genere. E, così tanto candidamente, ammetto che forse, prima di scrivere questo post, dovrei massacrarla un po’ più doverosamente la pesantissima scatola nera di Sony.

Son partito sabato scorso che, dopo aver attaccato la PS3 al televisore full hd in casa, volevo vomitare. Con su PES09 mi sembrava di giocare a Fifa ’98. Cerco spiegazioni e un altissimo luminare mi insegna alle differenza di definizione nel mondo consoleistico e, per l’occasione, mi equipaggia di un cavo component che avrebbe permesso alla PS3 di arrivare fino alla risoluzione giuggiolosa di 720p (ovvero HD ready credo). Ed ecco che PES acquista nuovo valore.

Esco di casa, faccio un salto da Blockbuster e mi noleggio Babylon A.D. in bluray e Fallout3. Ci sarebbe da scriverci un articolo anche sul deludente Fallout3 (deludente quanto Oblivion quasi), fatto sta che il blu ray mi ha proprio affascinato, stregato. Nella sua nitidezza e perfezione dell’immagine (pur sapendo di poter spingere l’alta definizione ancora più in alto al 1080p) ho trovato un nuovo amore. Nuovo amore, però, che è rimasto là. Nel senso, bella, bella (carino soprattutto il demo di InFamous, che mosse spettacolo il protagonista), ma cosa offre? Un gran bel multimedia center all – in – one a € 330? E anche se fosse il più bel Multimedia Center in circolazione rimane il fatto che sia una pura e inutile spesa videoludica (classificazione Madre di livello N =non ti supporterò mai un acquisto del genere rinfacciandotelo ogni qualvolta mi chiederai dei soldi in prestito perchè non hai avuto tempo di prelevare).

E i giochi, ne vogliamo parlare? D’accordo che il panorama “noleggio – blockbuster” è scarso, ma ci sono dei titoli per cui vale la pena davvero acquistare alla modica cifra di 330 EURO una console?

So bene che l’articolo è un po’ zucca melone senza sapore di sale, quello che chiedo è qualcuno che spezzi una lancia in favore della negra console.

Castlevania: Order of Eccelsia

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Questa volta è il turno dell’ultima fatica Konami per Nintendo DS tra le flebili e malinconiche pagine di Centraldogma: Castlevania Order of Eccelsia. Il titolo, che non ha ancora varcato il confine europeo, è previsto per il primo trimestre del 2009 ed è il terzo titolo per la console portatile per Nintendo (dopo Dawn of Sorrow e Portrait of Ruin). Continue reading

Wii Music?

E’ da qualche giorno uscito sul mercato italiano il criticatissimo Wii Music, ultima fatica di Nintendo per la console bianca (il nome del gioco tradisce la piattaforma su cui gira, no?). Volevo scrivere due righe su CD solo dopo averlo provato con comodo nel salotto di casa mia, ma non resisto, l’ho provato al media giusto due giorni fa e ora ve ne voglio parlare. Continue reading

In cucina con il DS!

Finalmente, qualche giorno fa, sono entrato in possesso del super pubblicizzato “La guida in cucina: che si mangia oggi?“, ultimo titolo della serie Touch! Generation della Nintendo. Per chi non lo sapesse, “Touch! Generation” è una collana di videogames (creati da mamma Nintendo) che riserva una varietà di modi unici di giocare prestando sempre attenzione alla massima accessibilità del titolo (un po’ quello che vorrebbe essere il web 2.0, diciamo). Tanto per citare qualche esempio, della Touch! Generation fanno parte i riuscitissimi Big Brain Academy e Nintendogs.

La guida in cucina, è un titolo completamente diverso dal solito, che tenta di stravolgere la concezione di console portatile, cercando di renderla anche utile. Questo titolo è, infatti, un database di oltre 250 ricette provenienti da tutto il mondo. La cosa migliore da fare per poter parlare di questo stravagante titolo è, a mio modo di vedere, testarlo sul campo, provando a preparare dei gustosissimi cannelloni agli spinaci, seguendo passo passo la ricetta proposta.

Prima di esporre il mio giudizio riguardo al titolo, vorrei però parlare un poco della struttura del ricettario. Come già detto, La Guida in Cucina è una semplice raccolta di ricette, divise per tipologia (verdure, carni, pesce, pasta riso pane, dolci), apporto calorico, tempo di preparazione, difficoltà di preparazione e così via. La scelta della ricetta può essere effettuata tramite un comodo filtro che ci permette di visualizzare solo le ricette che ci interessano (magari quelle con un tempo di preparazione di 20 minuti o meno) oppure attraverso un mappamondo interattivo, dove potremo selezionare un’area d’interesse per avere una panoramica delle ricette del posto.

Una volta selezionata la ricetta, prima della preparazione avremo modo di vedere quali (e quanti) ingredienti ci serviranno, oltre ad una serie di attrezzi essenziali o utili. E’ doveroso ricordare che ogni INGREDIENTE e ogni UTENSILE ha una propria descrizione, con tanto d’immagine, nel caso non sapessimo di cosa il programma sta parlando. Tra le altre cose, la lista degli ingredienti è anch’essa interattiva poichè i quantitativi variano a seconda del numero di porzioni che vogliamo preparare (2,4 o 6) e soprattutto perchè sarà possibile selezionare gli ingredienti che non abbiamo in casa per poterli visualizzare in un secondo momento su una veloce e utile “lista della spesa“.
Dopo la carrellata di ingredienti e attrezzi, ci viene proposto un semplice diagramma che elenca, in maniera sintetica, le varie fasi della preparazione. Utile, perchè ci permette di capire cosa dobbiamo andare a fare. L’ultima funzione è ovviamente la guida passo passo della preparazione, che viene proposta tramite frasi semplici (e la voce, molto chiara, del cuoco) e immagini esplicative. Inoltre, in alcune fasi è possibile anche chiedere ulteriori informazioni, che possono essere sotto forma di istruzioni a video oppure filmati. La “spiegazione” della preparazione della pietanza può essere controllata con l’ausilio del touch screen del DS oppure direttamente con la voce (avanti, indietro, ripeti, maggiori informazioni).

Oltre al ricettario, il programma ci regala anche un comodo (e davvero ricco) dizionario culinario, pieno di informazioni riguardo ad ogni genere di attrezzo, utensile o ingrediente, consigli di preparazione, terminologie e quant’altro. Completa il tutto la già sopra citata lista della spesa con calcolatrice integrata.

Infine, è bene ricordare che ad ogni ricetta possono essere annotati appunti di ogni genere e può anche essere salvata in una lista di preferiti.

La preparazione dei miei cannelloni è andata molto bene, nonostante la ricetta discretamente articolata e complessa. Seguendo passo passo le istruzioni del cuoco siamo riusciti nel nostro intento, sfornando un piatto delizioso!

Sono pochi gli appunti che muovo al titolo in sè: non è possibile (almeno, non ho trovato l’opzione per farlo) mutare il microfono e spesso il programma prende per istruzioni vocali quelle che sono solo imprecazioni (testato da mia madre in casertano), costringendo a tornare sui nostri passi con il pennino oppure a sorbirci la spiegazione più volte (sembra che il comando ripeti sia quello più riconosciuto). Seconda cosa, le casse del DS sono troppo poco potenti perchè la voce guida sia di effettiva utilità durante la preparazione (la cucina vera è molto diversa da quella presentata nella pubblicità della Nintendo). Infine, avrei preferito qualche ricetta nostrana in più, anche se il titolo ne porta ben 40 italiane.

Troppo vecchio per combattere?

Videogiochi… Ne abbiamo visti, giocati, guardati, sognati centinaia, almeno noi degli anni ’90. Dal primo Game Boy, quello grigio con schermo monocromatico che aveva bisogno di 4 batterie stilo AA per funzionare, pesava quasi mezzo chilo. Fenomenale. Sega Master System e Super Nintendo arricchivano il salotto di qualche casa, mentre qualche raro fortunato sventolava a destra e a manca il possesso del bellissimo Saturn. Poi venne la PlayStation. Fenomenale, con i primi giochi che erano semplicemente osceni ma semplicemente fantastici. Gex 3d fu il mio primo, ma fortunatamente nella mia classe delle medie si era creato un buon mercato di giochi in prestito.
E di giochi non ce ne erano neanche poi troppi e di titoli belli non ne esistevano. Il marchio Final Fantasy era pressochè sconosciuto per chi, come me, non possedeva lo SNES, ma anche chi ce l’aveva, preferiva altro. Crash Bandicoot, il primo, era semplicemente osceno guardato con gli occhi di un “videogiocatore moderno”, ma lui e Resident Evil conquistavano subito. Quel Resident Evil con i fondali prenderizzati talmente brutti che sembravano fotografie fatte con i cellulari, che manco c’erano i telefoni che facevano le foto.

Tanto difficili quanto stupendi, giochi come Gran Turismo ci fecero consumare decine di pad, vuoi perchè li tenevamo male, vuoi perchè li sbattevamo con violenza contro i muri della casa di chi, quel pomeriggio aveva la sfortuna di ospitarci in blocco. In giro con le nostre memory card e i pad scolorinati (per essere sempre riconosciuti, era quasi una sorta di bacchetta magica) ci sentivamo i padroni di questo piuttosto di quel videogame fino a quando qualcuno scopriva qualcosa (le marce manuali? la possibilità di usare il freno? la derapata?) che surclassava la nostra bravura.
Le sfide con i boss finali, poi,  erano allo stato dell’arte per noi, emozionanti e difficilissime, lasciavano fissi i nostri cuori e i nostri personaggi per giorni sulle stesse schermate, con gli stessi inesorabili Game Over. Sepiroth, Psycho Mantis, il Tyrant, dr. Nitro (se la memoria non m’inganna) erano antagonisti affascinanti quanto odiosi. Adesso a vedere quei videogiochi, ammetto senza pudore, avrei quasi il ribrezzo. Anzi, mi domanderei come abbiamo fatto a passare tutto quel tempo con quei giochi dalla grafica così oscena, dove le pistole avevano la forma di scatolotti neri, quando ora vengono renderizzate e texturizzate anche nei loro componenti meccanici, giusto così per renderlo noto alle preview.

Ora… già. Quel Metal Gear che ho visto in prova in diversi negozi mi ha lasciato spiazzato. Quel Solid David Snake, tanto amato ora è diventato un vecchio, ma non rachitico, credo protagonista a tutti gli effetti del 4° episodio della serie, uscito poco fa nei negozi per PS3, che ha fatto quasi gridare al miracolo. Ho provato i primi 10 minuti di gioco: in mezzo ad una battaglia forsennata, abbiamo immediatamente il controllo totale del vecchio baffone, ci dirigiamo neanche sappiamo dove mentre evitiamo i colpi di Rex con le game antropomorfe. Poi, una lunghissima scena, identica tutto per tutto a quella di un qualsiasi – bellissimo – film d’azione.

Il mondo dei videogiochi è saturo di prodotti scadenti, di brand vecchi e polverosi e di personaggi che non hanno carisma. Studiati per averne, per essere ricordati come i personaggi di un film, come fossero supereroi qualunque. Videogiochi che sembrano realtà, che non fanno divertire, ma piacciono. Sono bellissimi, hanno una grafica mozzafiato, una fotografia da urlo, musiche da brivido. Sono CENTO anni luce avanti ai nostri videogiochi. Hanno l’online, la Wi-fi connection, l’ipod integrato, possono sostituire la tua vita reale, hanno diverse modalità di gioco per tutti i gusti e mille segreti da sbloccare. Ma non hanno quella compagnia di amici, seduti in otto davanti al mivarone da 22” pollici di papà, a fare le gare, a decretare il vincitore, a finire il gioco, ad uccidere quel maledettissimo boss.

E forse, è meglio così.

…abount vg

I videogiochi sono la mia incrollabile passione, è un dato di fatto.

Nonostante non ci sia un gioco per il quale io sia estremamente patito o qualcosa che mi distingua per bravura (anzi, sono discretamente una sega in qualunque vg che si rispetti), ho sempre amato questo modo “di passare il tempo”.

Fatta eccezione per il vetusto Commodore64, mia prima piattaforma (a mangianastri), la mia prima console fu il GameBoy. Il primo, inimitabile mattone del peso di 1kg circa (senza le 4 batterie AA) a 8 anni (regalo di Santa Lucia) con il bellissimo Jurassic Park, gioco che compresi solo qualche anno dopo. Dopo JP, i giochi che piano piano incrementarono la mia ludoteca portatile furono MegaMan, Super Mario Land e Super Mario Land 2, poi – non in ordine cronologico – arrivarono Wario Land, Donkey Kong, più avanti Pokemon Blu, altri che non ricordo e poi il mio primo pc.

Diciamoci la verità: il mio primo pc non fu un grande acquisto in termini ludici: mentre le cassettine del gameboy erano di facile reperibilità per il mio parentame, con il computer (un 486 che faceva girare, in maniera poco performante, un Windows 95 agli albori) mi ritrovai a giocare a Heimdall 2 e Inferno (che credo di conoscere solo io).

Così, decisi di acquistare una Playstation. Bellissima e grigia, la comperai assieme a Gex3d. Grazie alla modifica e al barbiere di fiducia, con la PS mi divertii per moltissimi anni, in maniera tutt’altro che gratuita, ma mi divertii. Oltre ai bellissimi Resident Evil 2, Heart of Darkness (ma davvero corto), Gran Turismo, Crash Bandicoot, Metal Gear Solid e qualche altro, il mio cuore di videogiocatore venne modellato sulle note del pluriblasonato (e ormai trito e ritrito) Final Fantasy VII. La traduzione italiana – amatoriale e solo per pc – arrivò diversi anni dopo ma il gioco me lo gustai per 99 ore e passa ripercorrendo il suolo di quel mondo fantastico migliaia di volte, alla ricerca di qualche pezzo di storia, di qualche vicenda, di qualcosa che mi potesse ritrascinare dentro a quel vortice di meraviglia. Finirlo, oltre al finale gustosissimo (uno dei più belli di sempre), mi spezzò il cuore. Non ebbi il coraggio di giocarlo una seconda volta.

Decisi di comprarmi un altro computer. Oltre a qualche ricordo frammentato, devo dire che gran parte della mia cultura di vg per pc è dovuta ad una permanenza insistente e continuativa per tutta la durata delle scuole medie a casa del Basso. Baldur’s Gate, sopra tutti. Poi nero.

Smisi con i videogiochi per diverso tempo: le mie passioni diventarono improvvisamente più costruttive e produttive: dopo parecchio tempo passato con il bellissimo RpgMaker, decisi di rivolgere la mia attenzioni a linguaggi veri quali php e mysql. Non so perchè di questo cambio radicale… ma forse l’arrivo di internet spinse l’internauta che c’è in me alla costruzione di un sito (e, logicamente, una community) e all’apprendimento dei linguaggi necessari all’operazione. Come potete vedere, ad oggi sono un fiero utilizzatore di WordPress…

Senza neanche pensare a cosa venne in mezzo (Ultima Online, ma quello meriterebbe un post a parte), alla fine fu World of Warcraft. Una droga per due anni. E finisco qua che se non vado a piangere il tempo buttato dietro a questo gioco….

Poi un giorno, stufo delle solite cose mi presentai a casa con la Xbox360 (o boss300). Un acquisto che non mi ancora tradito. Chissà se tra 10 anni ne parlerò.

Naruto, rise of a ninja

Qualche giorno fa ho comperato Naruto per la mia favolosa boss300. Devo dire che all’inizio ero un po’ titubante sul titolo anche perchè, si sa, i giochi tirati fuori da qualcosa normalmente fanno cagare.

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Un esempio? Beh, potrei ritarvi fuori i quindicimila giochi dedicati a DragonBall di cui uno faceva cagare più dell’altro a rotazione (terribili ricordi mi tornano alla mente provando anche solo a nominare budokai tencaichi qualcosa con mio cugino che mi diceva “gioca! gioca” e io cercavo di dirgli in tutti i modi che mi faceva davvero cagare e lui che ci provava gusto a mazzuolarmi ridendo… :( )

Invece scopro che nel cd non c’è – solo – un’altra boiata commerciale “cavalca cartone del momento” ma un discreto gioiellino sia da vedere che da giocare. I personaggi sono davvero ben realizzati con l’utilizzo del cel shading (anche se, a dire la verità, neanche lontanamente paragonabile alla bellezza dei personaggi di Eternal Sonata), e mi ha piacevolmente stupito la realizzazione del mondo: il villaggio della foglia, il bosco e le altre location esplorabili.

In sostanza il gioco (la modalità storia) ci permette di rivivere quello che altro non è che l’inizio della storia di Naruto con il susseguirsi di missioni principali che potremo intervallare a piacere con altre missioni secondarie reperibili tramite i numerosi abitanti del villaggio della foglia (missioni che ci permetteranno di aumentare salute, chakra e di guadagnare preziosi punti che ci faranno acquistare le varie mosse).
In soldoni, comunque, la vera natura di Naruto rimane (logicamente) un bel picchiaduro. I vari nemici che incontreremo nel gioco li affronteremo come in un qualunque Dead or Alive che si rispetti, ma in maniera non banale. Oltre a calci, pugni e combo varie, il nostro personaggio potrà utilizzare gli jutsu, ovvero varie tecniche (magiche e non) attivabili tramite l’utilizzo contemporaneo dei due grilletti analogici del joistick. Devo dire che all’inizio la cosa mi ha un po’ frustrato (non essendo un manico dei picchiaduro) ma poi quando ci si prende la mano…

Interessante anche la modalità online che prevede una sorta di esame di chunin contro altri giocatori. Davvero da provare.

(vista dall’alto del Villaggio della Foglia)

Ovviamente Naruto non è certo un titolo esente da difetto, tutt’altro. Le cut-scene sono belle, ma stonano davvero con lo stile del gioco (anche se sinceramente non saprei proporre qualcosa di diverso ). Il gioco è troppo corto: arriva fino a circa l’80esima puntata dell’anime che, terra terra, vuol dire che la modalità storia dura ben poco. Anche se le varie quest secondarie e i minigiochi tenderanno ad aumentare la longevità della modalità single player, abbandonerete presto il gioco se non siete amanti degli scontri online. In caso contrario e, soprattutto, se siete fan di Naruto, credo che possiate divertirvi non poco.