Sto provando a scrivere una storia. Cioè, a dire il vero sarà la cinquecentesima storia che tento di partorire, ma in qualche modo questa sembra essere quella che può avvicinarsi più semplicemente ad una conclusione non scontata e, perchè no, interessante.

Quantità di film incredibili, qualche buon libro e tonnellate di frasi buttate su questo foglio excel piuttosto che su quel post-it e una testa che pensa freneticamente a come dar un seguito logico a quelle due o tre scene che nella mia testa son quasi degne di hollywood.

Non pensavo che scrivere fosse così fico, cioè. Lo sarebbe di più se riuscissi a buttare su carta esattamente su quello che ho in testa, ma troppo spesso mi devo scontrare con barriere linguistico-espressive che per me sono davvero insormontabili. Però quando qualcuno ti incalza, ti fa una domanda sulla storia, ti chiede di proseguire o ti propone alcuni sviluppi che tu non consideravi, beh, direi che solo per questo il gioco vale la candela. Anche se, raccontare i tuoi film mentali, è davvero imbarazzante (detto da uno che fa dell’imbarazzo collettivo il suo divertentissimo cavallo di battaglia serale).

Ma uno ci prova, che si può fare d’altro?

Il cadavere e il sofà

Il cadavere e il sofà è uno di quei fumetti che, quando leggi solo di botte da orbi e supereroi in calzetta fluorescente, ci rimani male di non aver mai letto nulla di simile prima.

E’ una cosa semplice, una storia dolce amara d’amore tra i giovani Polo e Sophie in una cittadina scossa dalla misteriosa sparizione di un coetaneo del protagonista. L’autore (date un’occhiata alla sua gallery su deviantART) ci accompagna in questi stralci di vita con disegni tanto amabili quanto malinconici.

Tutto questo popò di aggettivi casuali per dirvi che questo “il Cadavere e il sofà” è un bel fumetto, da leggere.

Nuova campagna?

Due anni dopo la guerrra il Khorvaire è ancora sconvolto. Mentre le donne piangono i loro figli scomparsi durante l’interminabile conflitto, le grandi potenze cercano, in maniera tutt’altro che discreta, di riconquistare le proprie certezze economiche.

Sono in molti a chiedersi ancora il perchè del conflitto. La morte di Re Jarot fu solo la goccia che fece traboccare un vaso stracolmo di odi e traballanti alleanze tra i suoi figli. Nessuno riesce a scusare l’avidità che trasformò centinaia di migliaia di contadini, mercanti, artigiani, fabbri, panettieri in carne da macello. Tutte quelle tombe, quelle lapidi che circondano le grandi città non sono altro che semplici ricordi di tutte quelle persone che ora riposano in qualche fossa comune a centinaia di chilometri di distanza dalle proprie terre.

La Landa Gemente rimarrà per sempre la cicatrice più grande di questa infinita e confusa guerra. I casati, per quanto possibile, evitano di commentare pubblicamente la vicenda, mantenendo un riserbo che ha solo dell’omertoso lasciando presupporre che oscuri e pericolosi segreti si nascondano tra le coscienze di qualche viscido criminale.

Intanto, a distanza di due anni dal Trattato di Fortetrono, la gente sembra non aver dimenticato. Sono in molti a voler vendetta. E mentre il Breland offre aiuto ai profughi cyriani sfuggiti al giorno del disastro, i cittadini non dimenticano le torture subite durante la guerra. E intanto le industrie lavorano, nuove spade vengono forgiate, nuove armature preparate. Una nuova guerra è alle porte.