Scegliere

Prima di partire con le torte: «L’illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un’unica realtà»

Eccomi all’appuntamento con la scrittura. Ad essere sincero è già da qualche giorno che ronzo come un grosso schifoso moscone della merda attorno all’editor di WordPress, ma ogni volta che mi trovo davanti al cursore battente ogni minima idea su cosa scrivere svanisce, e passo ad altro (altro ultimamente significa cancellare le mille mail che ti arrivano perché sei iscritto a Facebook: ti avvisano anche quando qualcuno si cambia le mutande). Ma ora sono qui, aspettavo soltanto che capitasse qualcosa per cui il mi subconscio… No stronzate, lasciamo stare.

Siamo sempre costretti a scegliere ovviamente, ultimamente mi è capitato di scegliere di fanculizzare una persona per il semplice fatto che questa è stata ingrata, e per una volta Vaffanculo! Avrei anche potuto scusarmi, e dire che non sarebbe mai più successo, ma comunque non ho scritto in fronte Cane Bastonato, e se devi prendere un po’ di insulti li prendi.

Il brutto è quando devi scegliere se perdere un amico subito, o perderlo sicuramente, ma solo un po’ più in là (non tanto probabilmente). Voi cosa fareste?

Che poi non è proprio una tua scelta, ma è piuttosto una scelta obbligata, obbligata dalle decisioni altrui. Il fatto che non sia una tua scelta ovviamente ti fa sentire impotente, l’illusione di prendere una decisione ce l’hai soltanto dal momento in cui dici “OK, ingoia rospi a cottimo, sorvola sulle cose, se gli dici qualcosa lo perdi” e quindi scegli di procrastinare il momento dell’addio, e quel momento arriverà, purtroppo ho già vissuto in parte quello. Anzi no.

Così piuttosto che fare il culo e prendere a legnate, mi trovo a fissare il vuoto a convincermi che è meglio che sia qui con me anche così.

Amen.

Phew!

Finalmente sono riuscito a ricaricare la cara vecchia 2.2 di wordpress, scusate se (lo so, vi stavate già strappando i capelli) oggi il sito è rimasto inacessibile fino a pochi minuti fa, ma un po’ di incompetenza e (forse) un presunto hack mi hanno davvero fatto perdere tempo e testa.

Poi, qualcuno sa per quale motivo Aruba mi crea problemi all’upload? Sembra che tutti i files che carico vengano caricati con i permessi errati (devo infatti far partire uno script per risistemarli), ma dal client ftp che uso (Cyberduck) tutte le cose a riguardo sembrano impostate in modo corretto. Sarà un problema di Aruba? Qualcuno ha idea?

Drink me all

Caffè. La bevanda preferita da qualunque lavoratore. Impiegati, operai, dirigenti, tutti amano il caffè. E tutti lo odiano, dato che si sa, il caffè che si beve al lavoro fa sempre cagare. Eppure è un toccasana, la benzina del primo mattino, il giusto gusto dopo il pranzo o durante la sigaretta. Bere il caffè al lavoro è davvero un rito e fa sempre piacere, tranne quando capita la volta di offrirlo (a dieci persone).

E quel rito, spesso, ti fa capire che:

  1. è una giornata di merda se in tasca non hai neanche 30 centesimi per un caffè e nessuno ha la chiavetta
  2. è una giornata di merda quando gli unici 30 centesimi che hai per un caffè vengono irrimediabilmente mangiati dalla macchinetta che poi, fatalità, si spegne per non riaccendersi più
  3. è una giornata di merda quando il tizio delle macchinette si dimentica di mettere l’acqua nella macchinetta del caffè e perdi i tuoi unici 30 centesimi per una tazzina sporca di polvere di caffè
  4. è una giornata di merda quando un collega ti chiede la chiavetta in prestito per un caffè e quella chiavetta non la vedrai mai più
  5. è una giornata di merda quando la macchinetta il caffè te lo prepara, ma si scorda di buttarti giù la paletta per mescolare
  6. è una giornata di merda quando prendi un caffè, soffi sul bordo per cacciare via un insetto e l’insetto casca, precipitosamente, all’interno del biacchere
  7. è una giornata di merda quando un collega – per sbaglio – pigia sul tastino del tea e tu, per cortesia, sei costretto a berlo, anche se fuori ci sono 40° C all’ombra e ti suda anche l’intestino
  8. è una giornata di merda quando chiedi al tuo collega se vuole qualcosa e dieci persone ti rispondono “io un caffè”
  9. è una giornata di merda quando rovesci un caffè sui documenti di un trasportatore, incazzato e dannatamente di fretta
  10. è una giornata di merda quando proprio un caffè dopo 8 ore di lavoro non sei riuscito a bertelo

La 626

Per quei pochi che non avessero visto, almeno una volta nella vita, una delle pubblicità della Beghelli, spiego brevemente che la 626 è un decreto legislativo che prevede una serie di normative per regolamentare la sicurezza sul lavoro.

Il primo settembre di quest’anno è entrata in vigore una nuova normativa di sicurezza sul posto di lavoro che prevede che le società che lavorano in appalto forniscano ai loro dipendenti (barra lavoratori, barra soci, barra responsabili) un cartellino di riconoscimento. Il cartellino deve essere visibile ed esposto ad ogni richiesta di controllo; pena le solite multe e ammende del caso.

Nulla da dire, una questione di sicurezza. In meno di tre giorni lavoratorivi, la mia cooperativa è riuscita a produrre e distribuire oltre 2000 (questo il numero di soci lavoratori iscritti) cartellini di riconoscimento. Ora, nulla da ridire riguardo alla normativa e alla velocità di adeguamento della cooperativa per la quale lavoro. Quello che mi ha fatto strano, oltre alla tempestività (qualità per cui di certo non è famosa, dato che nel luglio 2006 i loro uffici ci hanno messo la bellezza di 22 giorni per restituirmi – in nero – quasi 3/4 di stipendio) è stata l’insistenza del mio responsabile di indossare in modo visibile il cartellino. Questione di sicurezza, dice.

Ora. Secondo altre normative (sempre 626, credo) l’azienda deve certificare che tutti gli operatori che utilizzino muletti o altre macchine operatrici a bracci mobili abbiano un patentino di guida. Per conseguire il patentino, bisogna partecipare ad un corso (brevissimo) che deve essere organizzato dalla ditta stessa. Giusto per completare il quadro, un muletto può spostare masse di 100 kg e passa (in alcuni casi si parla anche di tonnellate), e alzare i bracci anche per svariati metri di altezza. In due anni di lavoro in questa cooperativa nessuno che abbia mai chiesto a me (prima, quando lavoravo con il muletto) o a qualche altro collega di mia conoscenza questi famosi pantentini. E mai una ditta che abbia organizzato i corsi, men che meno la cooperativa stessa.

Non è un problema che la gente guidi muletti senza sapere come fare (provando fino ad avere la mano), non è importante che le gabbie (delle piattaforme che vengono attaccate ai muletti per far salire le persone sulle pale dei muletti) non siano a norma, non è importante che la gente si infila scheggie di legno ogni giorno nella mano perchè usare i guanti è da sfigati (e i guanti non vengono forniti), non è importante che la gente non usi le scarpe anti infortunistiche perchè non vengono fornite (se non a pagamento), non è importante che la gente lavori anche per 12-14 ore al giorno stanca e con pochi momenti di pausa. Questa non è sicurezza sul lavoro.

La sicurezza sul lavoro è un cartellino e una maglietta. Rigorosamente a pagamento. E obbligatoria.