“L’industria dei videogiochi è ultimamente sovrapopolata di titoli che rappresentano lo stato dell’arte dal punto di vista tecnico ma che, alla fine, regalano davvero poco ai gioca…”
Ok, ok. Ricominciamo. Sono un giocatore vecchio, ma non nel senso di vecchia data. Sono un giocatore vecchio nel senso che non riesco a stare attaccato ad un titolo per più di dieci ore, spalmate possibilmente nell’arco di settimane. Quando compro un videogiochino per la mia piccola e malaticcia xbox360 Boss300, le mie intenzioni sono sempre delle migliori: “questa volta sbloccherò tutti gli obiettivi! I mille punti saranno miei!”. Se arrivo a 300 punti, compreso l’obiettivo finale che di solito ne vale almeno almeno la metà, si è trattato davvero di un bel videogioco per il sottoscritto. Sono arrivato al punto di comperare un picchiaduro (genere che credevo neanche esistesse più dopo il Mortal Kombat per il Megadrive di mia cugina) solo ed esclusivamente per la presenza di Spider Man nel roster dei personaggi selezionabili (sto parlando di Marvel vs Capcom 3) e non arrivare ad sceglierlo mai perchè le tettone sono sempre le tettone. Dopo che, in un pomeriggio, i miei due compagni di seghe videoludiche (che però sono ancora giovani e mantengono un bel ritmo di gioco), hanno collezionato il doppio delle mie ore che io avevo faticosamente accumulato in due settimane di retry nella modalità Arcade “molto facile”, mi sono sentito talmente umiliato che ho deciso di non giocare più ad un videogioco per tutta la vita.
Mentre buttavo nel cestino le cartucce grigie del vecchio Gameboy e lentamente vedevo scomparire capolavori come Super Mario Land 2 e Jurassic Park (il mio primo videog in assoluto), capolavori che hanno forgiato la mia anima nerd di cui è rimasta solo una vaga passione per le donne svestite costruite con poligoni e ammenicoli gadgettosi vari, dal cielo è comparsa una luce di purezza ineguagliabile e nelle mie orecchie è rieccheggiata una voce che mi ha detto: “Minecraft”.
A quel punto, spinto dalla celestiale visione, sono andato su un sito che sembra del 1492 e ho comperato, a soli 15 euro (mi pare) un gioco scritto in Java dalla grafica che ricorda il mio simpatico Game Boy. Non nel senso di giochi, mi ricorda il gameboy per la sua forma, proprio.
Minecraft è un gioco per vecchi. Un mondo generato casualmente, virtualmente semi-infinito (i tecnicismi li lascio scoprire a chi fosse eventualmente interessato), costruito interamente di cubetti di vari materiali. Terra, roccia, lava, acqua, legno, foglie e così via. Tasto sinistro distruggi il cubetto di fronte a te, tasto destro posi un cubetto che hai raccolto (dopo averlo precedentemente distrutto). Unica difficoltà è che giorno e notte si alternano ciclicamente a ritmo di 10 minuti circa l’uno e, durante la notte, creature mostruose spawnano dietro ad ogni angolo disposte a tutto pur di farti esplodere. Nessun obiettivo, nessuno scopo finale, nessun game over o finale con 150 punti per la gamertag.
Talmente insulso al punto che in diversi momenti del tuo giocare a MC ti chiedi: “chissà per quale motivo sto costruendo questa casa spaziale di settordici piani quando mi basta un buco di 3×3 per metterci tutto quello che mi serve” e poi concludi con “mi dai, un altro blocchetto e poi basta”.
In alto, una foto del mio splendido castello.






