Trastulliamo pipistrelli.
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Maiali al Galoppo
13 set
So che il titolo potrà sembrarvi strano, ma “Maiali al Galoppo” altro non è che l’ennesimo gingillo da tavolo del sottoscritto che ieri abbiamo avuto modo di provare ad una tranquillissima grigliata pomeridiana di fine estate e quindi mi sembrava giusto farne almeno due parole, per quanto il gioco sia di una semplicità infinità.
Maiali al Galoppo, gioco da tavolo di vecchia data (1992) edito in Italia da RedGlove, è un gioco estremamente veloce, composto da una serie di tasselli (di cartone, che andranno a comporre la “pista di gioco”
, 5 maialini di gomma di colore diverso e 40 carte raffiguranti i diversi 5 maialini e un discreto numero di “gettoni cibo”. All’inizio della partita, si posizionano i 5 maialini in ordine casuale dietro la linea di partenza e si distribuiscono 7 carte casuali a tutti i partecipanti. A turno, ogni giocatore gioca una carta e il maialino corrispondente salterà nella prima casella libera. A quel punto, se il maialino che ha appena saltano è davanti a tutti gli altri maialini, il giocatore riceve un “gettone cibo”. Durante l’ultimo turno, se il giocatore che gioca l’ultima carta non fa saltare un maialino in prima posizione, perde tutti i gettoni cibo guadagnati. Vince chi ha collezionato più gettoni cibo.
Tutto qua, estremamente facile da far ricordare (anche se con La Ste abbiamo avuto qualche problema a spiegargli le regole).
Il gioco è facile, divertente e veloce. Niente di meno e, purtroppo, niente di più. La fortuna nella mano iniziale è estremamente importante e non esistono tattiche particolari che possano risolvere il gioco in maniera sicura. Tutto dipende da quello che ogni giocatore gioca e (come già detto) dalla mano iniziale di ogni partecipante. Quindi, semplicemente, ci si ritroverà a puntare su questo o quel maialino e a vedere come girano le carte, tra un’imprecazione e una risata.
Una partita si risolve nel giro di 5 minuti o poco più.
[hands on] World of Warcraft: the boardgame
4 set
Torniamo a scrivere sulle ormai desolate (è proprio il caso di dirlo) pagine di Centraldogma.it per parlare del nostro ultimo acquisto, ovvero World of Warcraft: the boardgame. Il gioco, edito dalla Fantasy Flight Games (famosissima nel settore) nel 2006, si presenta come un mastodontico ed epico gioco da tavolo che (ovviamente) prende copiosamente spunto dal mmorpg più famoso di tutti i tempi, WoW per l’appunto.
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Il gioco si presenta con un enorme scatola di cartone contenente un disastro di materiale tra miniature (120 creature e 16 personaggi), carte (200 carte tra missioni ed eventi più un disastroso numero di carte – tessere che riproducono poteri e oggetti dei personaggi), schede dei personaggi, dadi, un’enorme mappa di gioco (che, per i patiti del mmorpg, prende da Soutshore in su, comprendendo le plaguelands per intenderci), referenze per le creature e un non ben precisato numero di segnalini che indicano tutto quello che è necessario indicare durante il gioco.
Funzionamento spannometrico del gioco
Non abbiamo ancora avuto modo di provare il gioco “on the road”, sia chiaro, ma un’idea del suo funzionamenteo (guardacaso leggendo il corposo regolamento di 36 pagine) ce lo siamo anche fatti. Due gruppi di giocatori (divisi in Alleanza e Orda) dovranno vagare per la mappa di Lordaeron completando missioni, sconfiggendo creature, accumulando tesori e salendo di livello per sconfiggere il grande Overlord finale (rappresentato da uno tra Kel’thuzad, Nefarian o Lord Kazzak se non vado errando) senza ovviamente tralasciare del sano PvP per infastidire / fermare l’avversario. Le missioni sono rappresentate da delle carte che, quando pescate, andranno a generare delle creature “di missione” e “indipendenti” sulla mappa. Per completare la missione (e ricevere quindi le ricompense in PX, oggetti e oro) sarà necessario sconfiggere le creature “di missione”. Le creature “indipendenti” sono invece veri e propri fastidi che ci troveremo a dover affrontare durante l’intera partita, in quanto entrare in una regione con una creatura indipendente significa doverla sconfiggere prima di effettuare qualcunque altra mossa.
Tutto il gioco dovrà esaurirsi in un totale di 30 turni (15 per entrambe le fazioni), altrimenti il regolamento base prevede un grande PvP finale dove solo chi rimane tutto intero porta a casa la vittoria. Se 30 turni possono sembrarvi eccessivamente pochi, pensate che il tutto dovrebbe durare circa 3 ore. Comunque, nel caso vogliate, il regolamento prevede anche un tipo di gioco “no limit”, o più propriamente “defeat the Overlord”, dove l’unica fazione a portarsi a casa la vittoria sarà quella ad aver sconfitto l’Overlord, anche se dovesse capitare dopo i canonici 30 turni di gioco.
Pregi e difetti
Come già detto, non abbiamo avuto modo di provare ancora il gioco, quindi per un commento vero e proprio, aspetto di aver terminato almeno una partita. Per ora, invece, mi posso limitare a commentare quanto visto e a fare un paio di supposizioni: la componentistica presentata è di ottima fattura, le pedine sono molto belle e le carte sembrano resistenti. Anche il tabellone di gioco, molto grande, sembra di ottima qualità. Il regolamento, pur essendo davvero corposo (36 pagine, come già scritto), sembra chiaro, è ricco di esempi e guida passo passo nella comprensione delle regole di gioco, le situazioni di gioco sembrano innumerevoli e, inoltre, la possibilità di far crescere il proprio personaggio (situazione che avevamo provato anche con Dungeooner) rende il gioco decisamente più profondo e sfaccettato.
Altra nota soggettivamente positiva è la presenza, al momento, di ben due espansioni di gioco: “L’ombra della Guerra” e “The Burning Crusade”. La prima aggiunge nuove carte, nuove creature e nuove possibilità per i nostri eroi, mentre la seconda (disponibile solo in inglese, per ora) aggiunge la mappa delle Outlands, aumenta il level cap, aggiunge e rivede alcune regole, e aggiunge nuovi e sempre più pericolosi Overlords.
Quello che invece non mi convince è sicuramente la durata: se dichiarate il gioco porta via 3 ore, non oso immaginare quanto durerà la prima (imponente) partita… minimo 4 ore?
Altra cosa su cui sono scettico è lo spazio necessario: solo il tabellone è molto grande a cui bisogna aggiungere dalle 4 alle 6 schede dei personaggi, mazzi per le missioni, mazzi per gli oggetti, mazzi per gli eventi, dadi, indicatori e pedine. Sicuro che un singolo tavolo da squadra di calcio basti?
Ultima cosa, di carattere più generale, dipende dalla complessità finale del titolo: World of Warcraft è volutamente un gioco da tavolo lungo e complesso, ricco di dettagli e possibilità. Sicuro che questo possa piacere al mio gruppo di gioco, non so invece quanto possa essere solido in termini di rigiocabilità. Così a vederlo, sembra tanto epico quanto entusiasmante, pronto a dedicare ore di sano divertimento (o di litigate nel caso di fazionamento con il Polve), non vedo l’ora di farci una partitona.
Pork and Beans
16 lug
Visto che l’ attenzione per l’ iPhone è scemata, e io sono in ufficio bestemmiando in lingue ormai morte, vi propongo un video magari old ma pur sempre simpatico, per noi nerd del cazzo.
Bon, fatevi curare se riconoscete tutti i tizi presenti!
Noia
1 dic
Yawn…
La mia boss è partita per la Germania, volevo andare a lavare la macchina ma il tempo preannuncia solo tempesta, i giochi per il mac fanno un discreto ribrezzo e quelli per il DS riescono a tenermi impegnato massimo 10 minuti. Dopo le 3 ore di sessione a stomaco vuoto di ieri sera credo di non toccare un libro di D&D almeno fino alla prossima settimana e la mia morosa è al lavoro e stranamente non ho nessuna voglia di dedicarmi alla visione di film culto o pornografici.
Intanto, penso alla discussione avuta ieri sera con alcuni colleghi riguardo alla psicologia di Dark Schenider, protagonista dell’acclamato Bastard!! e rabbrividisco nel pensare a quanto io sia incredibilmente e tristemente nerd.



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