
Elettrodo per ecocardiogramma (un male atroce toglierli)
Probabilmente uscirò dalle linee guida di CentralDogma (linee guida? What?), o forse no, ma quello che vi sto per raccontare ha del surreale, dello spaventoso e del divertente. Tutto tritato e maciullato assieme in perfetto CentralDogma’s Style. Quindi dopotutto non mi discosto di tanto dai canoni.
Ore 15 e qualcosa: mi sento agitato, mi sento molto agitato, mi sento letteralmente il cuore in gola, che sbatte e ribatte ovunque con delle bordate allucinanti: il Terrore.
Ore 15.15: nel panico assoluto, solo, cerco il telefono compongo il numero più facile di questo mondo, l’ 118. Dopo un paio di tentativi, finalmente becco la combinazione. Spiego al tizio cos’ho, e lui, con aria stanca e assonnata, parlando una lingua che purtroppo non capisco (nonostante le mie radici), cerca di dirmi che non mi devo agitare (facile no?), che devo andare all’ombra e che arriverà un ambulanza, ma non a breve, perché sono “fore tut” (cit.)
Ormai sono le 15.45 circa. Finalmente ecco arrivare la mia salvezza, bianca, aznalubmA, figata. Mi fanno accomodare, e cercano di tranquillizzarmi chiacchierando, intanto mi misurano la pressione: massima 150, minima 120, battiti per minuto 170. Figa porca, che caga, 170 battiti. Mi fanno sdraiare, mi portano al pronto soccorso per accertamenti.
Ore 15.54: entro al pronto soccorso sulle mie gambe. Passo davanti alle settordicimila persone che c’erano in attesa: figata. No aspetta un attimo, Dott House e Grey’s Anatomy non ti hanno insegnato niente? Passa davanti chi sta peggio! Paura folle.
Ore 16.15: Una dottoressa (vero nome: La Stronza) mi ausculta cuore e polmoni, mi fa un elettrocardiogramma e mi prende un campione di sangue. Nessuno parla, nessuno dice un cazzo di niente. Sono in un lago di sudore sempre più terrorizzato. Sì perché poi li senti che bisbigliano qualcosa, tra cui: “Chiamate il cardiologo”. Sconforto
Dalle 16.30 alle 17.45: non succede nulla, la sanità italiana si dimentica del Malu, sono in una stanza, con il terrore che il cuore mi scoppi, solo e con un gelo atroce.
Ore 17.46: spunta il non-si-trova-mai-questo-cazzo-di-Cardiologo, ma non viene da me, prima i vecchi le donne e i bambini (allora non sono così grave?). Tocca a me e intanto dubitano sul fatto che NON assumo droghe. Altro ECG. Il cardiologo mi piglia per il culo, mi topicca la gola dicendomi “Farò di tutto per farti svenire… No dai scherzo“. Mr Simpatia. diagnosi:”Tachicardia sinusale con PR corto. Per il resto ECG normale”. Intano alle mi spalle scatta il litigio, il cardiologo si agita perché “tu mi chiami per una tachicardia? Ma ti rendi conto? Bla Bla Bla. Metti sotto betabloccanti il ragazzo”.
Ore 18: il cardiologo dice che il cuore va bene, mi fa il culo perché devo dimagrire, e di farmi controllare la tiroide perché potrebbe essere un problema ormonale, oppure un fattore psicologico. Chi lo sa. Mi succhio due bei flaconi di betabloccanti. Il cuore torna normale e la pressione si abbassa. “Malusardi?” “sì?” “La mandiamo a casa”, ma ormai sono le 19.45.
Ok, forse da quanto ho scritto non si capisce bene, anzi non si capisce un cazzo. Però, quello che voglio che intendiate è che non è possibile, non è umanamente accettabile, che un paziente non sappia cos’ha. Cosa ha avuto, con cosa lo stanno trattando e che per giunta venga abbandonato per ore in uno stanzino perché “il cardiologo non si trova”. Io come tanti altri, giovani e anziani. Capisco che non era grave, ma capisco che non sono medico, e se percepisco (perché origlio) che ho 170 battiti al minuto, va a finire che mi caco sotto. I silenzi, i mormorii e le rispostacce non fanno altro che peggiorare la situazione. Vaffanculo stronzi.
Ora bisogna sistemare.