Ultimamente, la politica Apple sta facendo un po’ discutere i vari appassionati della Mela sui più svariati blog e forums.
Recente è il caso I am Rich (qui un video del programma in questione, per chi volesse curiosare), un programma per iPhone venduto al prezzo di 799,99 $, il massimo possibile su AppStore. La funzione del programma è semplice: avviandolo viene visualizzato un rubino e un mantra che recita circa “Io sono ricco, me lo merito. Io sono buono, in salute e successo”. In poche parole, una goliardata senza alcuna funzione, come specificato dai programmatori nella descrizione visibile a chiunque, prima dell’acquisto sullo store online di Apple. Ora, dopo pochi giorni (e dopo 8 download) mammamela ha rimosso il programma da AppStore.
Altro caso particolare (e che di sicuro, scatenerà l’inorridimento da parte di chi, stupidamente, crede di essere un libero nel web) è la blacklist di iPhone. Questa lista permetterebbe ad Apple (e solo ad Apple) di controllare in qualunque momento, quali programmi possano avviarsi su iPhone e quali no. In tutta sincerità, ne so ancora poco al riguardo, non so se è una lista legata al firmware (e quindi modificata da Apple solo durante gli aggiornamenti) oppure, come specificato qua (ma la notizia non è confermata), qualcosa di più diretto e personale. Apple si difende ammettendo la presenza della blacklist, ma assicurando i possessori di iPhone: la lista impedirebbe l’esecuzione di programmi atti a scalfire la nostra privacy (come per fare un esempio, la nostra posizione – grazie al gps).
Questi due esempi mi hanno fatto riflettere sulla correttezza di Apple nei confronti dei possessori di un iPhone. Pur non avendo mai pensato che Apple regalasse al mondo una piattaforma completamente “opensource” e sottolineando il fatto che Cupertino non abbia mai spacciato come tale il proprio telefono, mi sembra che la posizione della Mela sia un po’ ambigua.
Ok garantire la qualità dei prodotti disponibili per iPhone (aumentando di fatto la qualità del telefono), ma forse il rischio di finire in censura preventiva per motivi un più economici (come il caso di NetShare, altro software per iPhone che permetteva l’uso di quest’ultimo come modem, prima bandito ora – sembra – ancora disponibile) che qualitativi è sempre dietro l’angolo.


