Zoomcraft

Scoperto quasi per caso, in questi giorni sto ascoltando Zoomcraft, ultima fatica musicale dei Liquido, rock band famosa per quel tormentone Narcotic datata 1999. Un CD di 17 tracce belle da ascoltare, forse a tratti un po’ ripetitivo, ma straripante di quel sound elettronico anni ’80 che amo. Purtroppo, sembra che YouTube sia discretamente povera di tracce riguardo questo album, quindi vi lascio ascoltare Game Boy, a mio avviso non la più bella tra le tante, ma degna di essere ascoltata e apprezzata.

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Troppo vecchio per combattere?

Videogiochi… Ne abbiamo visti, giocati, guardati, sognati centinaia, almeno noi degli anni ’90. Dal primo Game Boy, quello grigio con schermo monocromatico che aveva bisogno di 4 batterie stilo AA per funzionare, pesava quasi mezzo chilo. Fenomenale. Sega Master System e Super Nintendo arricchivano il salotto di qualche casa, mentre qualche raro fortunato sventolava a destra e a manca il possesso del bellissimo Saturn. Poi venne la PlayStation. Fenomenale, con i primi giochi che erano semplicemente osceni ma semplicemente fantastici. Gex 3d fu il mio primo, ma fortunatamente nella mia classe delle medie si era creato un buon mercato di giochi in prestito.
E di giochi non ce ne erano neanche poi troppi e di titoli belli non ne esistevano. Il marchio Final Fantasy era pressochè sconosciuto per chi, come me, non possedeva lo SNES, ma anche chi ce l’aveva, preferiva altro. Crash Bandicoot, il primo, era semplicemente osceno guardato con gli occhi di un “videogiocatore moderno”, ma lui e Resident Evil conquistavano subito. Quel Resident Evil con i fondali prenderizzati talmente brutti che sembravano fotografie fatte con i cellulari, che manco c’erano i telefoni che facevano le foto.

Tanto difficili quanto stupendi, giochi come Gran Turismo ci fecero consumare decine di pad, vuoi perchè li tenevamo male, vuoi perchè li sbattevamo con violenza contro i muri della casa di chi, quel pomeriggio aveva la sfortuna di ospitarci in blocco. In giro con le nostre memory card e i pad scolorinati (per essere sempre riconosciuti, era quasi una sorta di bacchetta magica) ci sentivamo i padroni di questo piuttosto di quel videogame fino a quando qualcuno scopriva qualcosa (le marce manuali? la possibilità di usare il freno? la derapata?) che surclassava la nostra bravura.
Le sfide con i boss finali, poi,  erano allo stato dell’arte per noi, emozionanti e difficilissime, lasciavano fissi i nostri cuori e i nostri personaggi per giorni sulle stesse schermate, con gli stessi inesorabili Game Over. Sepiroth, Psycho Mantis, il Tyrant, dr. Nitro (se la memoria non m’inganna) erano antagonisti affascinanti quanto odiosi. Adesso a vedere quei videogiochi, ammetto senza pudore, avrei quasi il ribrezzo. Anzi, mi domanderei come abbiamo fatto a passare tutto quel tempo con quei giochi dalla grafica così oscena, dove le pistole avevano la forma di scatolotti neri, quando ora vengono renderizzate e texturizzate anche nei loro componenti meccanici, giusto così per renderlo noto alle preview.

Ora… già. Quel Metal Gear che ho visto in prova in diversi negozi mi ha lasciato spiazzato. Quel Solid David Snake, tanto amato ora è diventato un vecchio, ma non rachitico, credo protagonista a tutti gli effetti del 4° episodio della serie, uscito poco fa nei negozi per PS3, che ha fatto quasi gridare al miracolo. Ho provato i primi 10 minuti di gioco: in mezzo ad una battaglia forsennata, abbiamo immediatamente il controllo totale del vecchio baffone, ci dirigiamo neanche sappiamo dove mentre evitiamo i colpi di Rex con le game antropomorfe. Poi, una lunghissima scena, identica tutto per tutto a quella di un qualsiasi – bellissimo – film d’azione.

Il mondo dei videogiochi è saturo di prodotti scadenti, di brand vecchi e polverosi e di personaggi che non hanno carisma. Studiati per averne, per essere ricordati come i personaggi di un film, come fossero supereroi qualunque. Videogiochi che sembrano realtà, che non fanno divertire, ma piacciono. Sono bellissimi, hanno una grafica mozzafiato, una fotografia da urlo, musiche da brivido. Sono CENTO anni luce avanti ai nostri videogiochi. Hanno l’online, la Wi-fi connection, l’ipod integrato, possono sostituire la tua vita reale, hanno diverse modalità di gioco per tutti i gusti e mille segreti da sbloccare. Ma non hanno quella compagnia di amici, seduti in otto davanti al mivarone da 22” pollici di papà, a fare le gare, a decretare il vincitore, a finire il gioco, ad uccidere quel maledettissimo boss.

E forse, è meglio così.

…abount vg

I videogiochi sono la mia incrollabile passione, è un dato di fatto.

Nonostante non ci sia un gioco per il quale io sia estremamente patito o qualcosa che mi distingua per bravura (anzi, sono discretamente una sega in qualunque vg che si rispetti), ho sempre amato questo modo “di passare il tempo”.

Fatta eccezione per il vetusto Commodore64, mia prima piattaforma (a mangianastri), la mia prima console fu il GameBoy. Il primo, inimitabile mattone del peso di 1kg circa (senza le 4 batterie AA) a 8 anni (regalo di Santa Lucia) con il bellissimo Jurassic Park, gioco che compresi solo qualche anno dopo. Dopo JP, i giochi che piano piano incrementarono la mia ludoteca portatile furono MegaMan, Super Mario Land e Super Mario Land 2, poi – non in ordine cronologico – arrivarono Wario Land, Donkey Kong, più avanti Pokemon Blu, altri che non ricordo e poi il mio primo pc.

Diciamoci la verità: il mio primo pc non fu un grande acquisto in termini ludici: mentre le cassettine del gameboy erano di facile reperibilità per il mio parentame, con il computer (un 486 che faceva girare, in maniera poco performante, un Windows 95 agli albori) mi ritrovai a giocare a Heimdall 2 e Inferno (che credo di conoscere solo io).

Così, decisi di acquistare una Playstation. Bellissima e grigia, la comperai assieme a Gex3d. Grazie alla modifica e al barbiere di fiducia, con la PS mi divertii per moltissimi anni, in maniera tutt’altro che gratuita, ma mi divertii. Oltre ai bellissimi Resident Evil 2, Heart of Darkness (ma davvero corto), Gran Turismo, Crash Bandicoot, Metal Gear Solid e qualche altro, il mio cuore di videogiocatore venne modellato sulle note del pluriblasonato (e ormai trito e ritrito) Final Fantasy VII. La traduzione italiana – amatoriale e solo per pc – arrivò diversi anni dopo ma il gioco me lo gustai per 99 ore e passa ripercorrendo il suolo di quel mondo fantastico migliaia di volte, alla ricerca di qualche pezzo di storia, di qualche vicenda, di qualcosa che mi potesse ritrascinare dentro a quel vortice di meraviglia. Finirlo, oltre al finale gustosissimo (uno dei più belli di sempre), mi spezzò il cuore. Non ebbi il coraggio di giocarlo una seconda volta.

Decisi di comprarmi un altro computer. Oltre a qualche ricordo frammentato, devo dire che gran parte della mia cultura di vg per pc è dovuta ad una permanenza insistente e continuativa per tutta la durata delle scuole medie a casa del Basso. Baldur’s Gate, sopra tutti. Poi nero.

Smisi con i videogiochi per diverso tempo: le mie passioni diventarono improvvisamente più costruttive e produttive: dopo parecchio tempo passato con il bellissimo RpgMaker, decisi di rivolgere la mia attenzioni a linguaggi veri quali php e mysql. Non so perchè di questo cambio radicale… ma forse l’arrivo di internet spinse l’internauta che c’è in me alla costruzione di un sito (e, logicamente, una community) e all’apprendimento dei linguaggi necessari all’operazione. Come potete vedere, ad oggi sono un fiero utilizzatore di WordPress…

Senza neanche pensare a cosa venne in mezzo (Ultima Online, ma quello meriterebbe un post a parte), alla fine fu World of Warcraft. Una droga per due anni. E finisco qua che se non vado a piangere il tempo buttato dietro a questo gioco….

Poi un giorno, stufo delle solite cose mi presentai a casa con la Xbox360 (o boss300). Un acquisto che non mi ancora tradito. Chissà se tra 10 anni ne parlerò.