Sto provando a scrivere una storia. Cioè, a dire il vero sarà la cinquecentesima storia che tento di partorire, ma in qualche modo questa sembra essere quella che può avvicinarsi più semplicemente ad una conclusione non scontata e, perchè no, interessante.

Quantità di film incredibili, qualche buon libro e tonnellate di frasi buttate su questo foglio excel piuttosto che su quel post-it e una testa che pensa freneticamente a come dar un seguito logico a quelle due o tre scene che nella mia testa son quasi degne di hollywood.

Non pensavo che scrivere fosse così fico, cioè. Lo sarebbe di più se riuscissi a buttare su carta esattamente su quello che ho in testa, ma troppo spesso mi devo scontrare con barriere linguistico-espressive che per me sono davvero insormontabili. Però quando qualcuno ti incalza, ti fa una domanda sulla storia, ti chiede di proseguire o ti propone alcuni sviluppi che tu non consideravi, beh, direi che solo per questo il gioco vale la candela. Anche se, raccontare i tuoi film mentali, è davvero imbarazzante (detto da uno che fa dell’imbarazzo collettivo il suo divertentissimo cavallo di battaglia serale).

Ma uno ci prova, che si può fare d’altro?

Il cadavere e il sofà

Il cadavere e il sofà è uno di quei fumetti che, quando leggi solo di botte da orbi e supereroi in calzetta fluorescente, ci rimani male di non aver mai letto nulla di simile prima.

E’ una cosa semplice, una storia dolce amara d’amore tra i giovani Polo e Sophie in una cittadina scossa dalla misteriosa sparizione di un coetaneo del protagonista. L’autore (date un’occhiata alla sua gallery su deviantART) ci accompagna in questi stralci di vita con disegni tanto amabili quanto malinconici.

Tutto questo popò di aggettivi casuali per dirvi che questo “il Cadavere e il sofà” è un bel fumetto, da leggere.

Depressione post-coito

Che dire…

Da domani riparte, dopo la piccola pausa natilizio-annifera, il corso di disegno a fumetti che sto frequentando con il mio socio di bullismo. La voglia è tanta, fuor di dubbio. Il bisogno di creare, quello non mi è mai mancato ed è tremendamente affascinante affibiare una vita, una psicologia, un carattere a quelli che non sono altro che schizzi su carta.

Ma ogni volta che compio un piccolo passo, sembra sempre tutto molto più difficile. Ogni piccolo guadagno in critica e autocritica diventa un macigno che rischia di soffocare il piccolo grande sogno di disegnare una storia a fumetti.

Ogni volta che mi imbarco in qualche impresa tipica delle mie, dopo aver superato i primi ostacoli con un entusiasmo incredibile, devo poi fare i conti con quella terribile presa di coscienza che mi fa capire di non essere un “talento nascosto”. Quel momento in cui non sei capace e capisci di non esserlo. Che la strada da percorrere è incredibilmente ripida e, sfortunatamente, non ci scorciatoie o teleport di sorta. Che la gente ci mette decenni a diventare brava e io pretendo in un paio di mesi di essere un maestro. Normale, mi capita ogni volta.

Esaurito il mio sfogo riprendo a disegnare. Devo allenarmi, altrimenti bravo non ci diventerò mai.

Circa le ultime passioni dello Yano

E’ da qualche tempo che volevo parlare della mia ultima “passione”, il disegno a fumetti. Passione che risale al tempo della prima media, quando ancora prima di divorare manga e comics, inventavo insieme al mio compagno di banco di allora (Giacomo) il personaggio di Mister Kappa. Tipico supereroe con caschetto da motociclista che combatteva mostri per le tre facciate di un foglio A4 piegato in due (una facciata rimaneva per copertina, ovviamente) e che fu poi ripreso e migliorato da un altro amico che, durante le scuole medie, scrisse interi quaderni dedicati a lui.

Con gli anni poi, la passione del disegno è un po’ scemata ma comunque l’amore per i fumetti e sempre rimasta fino a che, qualche tempo fa, mi sono trovato a leggere Bakuman, fumetto giapponese nato dagli autori del più famoso DEATH NOTE, che raccontava di questi studenti desiderosi di diventare mangaka. Non so perchè, ma leggere quelle pagine ha fatto rinascere in me quella voglia di raccontare “a disegni”, sopita da tanto tempo. Mi sono messo sotto a disegnare fino a quando, un mese fa, un ragazzo di Zelo già dentro al mondo dei fumetti, ci ha proposto di partecipare ad un corso di fumetto e, ovviamente, non ho potuto dire di no.

Non nego che questo non possa essere l’ennesima delle mie passeggere passioni che tanto tutti conosciamo e abbiamo imparato ad accettare (soprattutto chi si trova costretto a sorbirsi sermoni dei miei ultimi apprendimenti su “argomento casuale”), ma devo dire che mi sto diverendo da matti e la voglia e la tentazione di mettermi a scrivere qualcosa è davvero tanta.

Così ho anche deciso a riprendere in mano il blog, pensando che avrei potuto parlare di fumetti – come se già non lo facessi, e anche – perchè no – di quello che sto facendo.

Compagno di questa nuova strada da percorrere è il Malu, che ha voluto davvero sfidare sè stesso provando a disegnare, con risultati direi sorprendenti. Chissà che il futuro non ci riservi straordinarie scoperte… no?

E dato che non fa mai male, una bella marchetta a Jacopo, nostro maestro nell’arte. Il suo blog è questo, dateci un occhio, perfaplis.

Mercenary Pierre

volume 1Da quando mi sono appassionato al genere supereroistico, faccio molta fatica a digerire il classico fumetto manga senza un vero e proprio motivo.

Ammetto che, ogni tanto, un salto in fumetteria me lo faccio e continuo quelle saghe (praticamente solo Psyren) che faccio un po’ per simpatia e un po’ perchè, alla fine, la storia mi ha preso.

Questa mattina, nel marasma di manga dedicati ad incredibili maggiordomi dai poteri spaziali (perchè chi ama i manga ama la varietà) ho trovato sto Mercenary Pierre, ovviamente al suo debutto. Il fumetto si presenta ottimamente: sovracopertina e prima pagine patinate a colori… cosa che di solito mi fa innamorare ciecamente di qualunque titolo.

Mi basta comunque una veloce sfogliata alle pagine per impressionarmi della bellezza dei disegni realizzati con tratto nervoso, carico e mai caotico, ma è la presenza di Jeanne d’Arc a far scattare il colpo di fulmine.

Mercenary Pierre è ambientato nella Francia della Guerra dei Cent’Anni e narra le vicende di “Pierre il Ribelle”, capitano di ventura e figlio illegittimo di Armand de la Flute, nobile conosciuto e onorato in tutto il Paese. Pierre è un mercenario come tutti, si guadagna il pane combattendo per denaro e saccheggiando villaggi, ma quando il suo gruppo si imbatte per puro caso in Jeanne d’Arc – la Pulzella – la sua vita e quella dei suoi compari verranno lentamente travolte dalla forza e dal carisma della donna.

La storia si compone in 4 volumi da € 5,90 (sito dell’editore qui).



 

One Moment In Time

Usciva ieri il terzo (e finale) numero dedicato all’ultima saga pubblicata del mio ragnetto preferito: “Un momento nel tempo”. Tre episodi di ricordi della vita di un Peter Parker troppo diverso da quello che ha dipinto il cinema, tre episodi carichi di emozioni e flashback che avevo già letto, ma che mi hanno lasciato a bocca aperta ancora una volta. Tre numeri e un solo, esclusivo, dialogo tra Peter e MJ. Veloce, carico di ricordi e niente più. E non ditemi che i comics sono solo botte tra improbabili eroi in calzamaglia che snocciolano concetti da bambocci.

Ora Peter Parker è libero, senza il peso di una cinghia che gli ha attanagliato il cuore per troppo tempo ormai. E’ un momento che tutti abbiamo vissuto in modi davvero troppo simili a quello raccontato in questa breve e splendida saga.

Mi sono perdutamente innamorato di Peter, Mary Jane e tutto quell’universo cazzuto che Stan Lee e soci hanno creato.

 

Occhi Dietro

E’ da qualche tempo che in fumetteria faccio il filo ai manga della Linea Ronin Manga di Kappa Edizioni. I titoli pubblicati sotto questa collana dovrebbero mostrare sotto una luce più indie il fenomeno manga a cui siamo, delle volte tristemente, abituati.

Io, che da quando ho scoperto i supereroi (di mamma Marvel) ho completamente snobbato qualcunque altro genere di fumetto, ogni tanto ci provo ad acquistare qualche cosa di diverso dai comics americani e tant’è, che stavolta ho portato a casa – tra un Devil & Hulk e un arretrato di AssedioOcchi Dietro, appunto della linea Ronin Manga. Il fumetto, composto da tre albi (è da poco uscito il secondo numero) è un thriller, di quelli tipici giapponesi, dove ci sono bambini scomparsi, fenomeni paranormali e demoni di antiche leggende, vecchi pazzi e suicidi. Ho letto i due volumi con calma e anche un po’ di tensione, leggendomi le lunghe discussioni tra Michio, giovane scrittore in erba misteriosamente collegato alla cittadina di Shirotoge e Shosuke, suo vecchio amico e intraprendente “ricercatore di fenomeni paranormali”. Mentre le paure di Michio si fanno sempre più grandi, il gruppo di ricerca si scontrerà anche con la piccola comunità rurale, dove atipiche ma radicate credenze soffocano le verità.

Quello che ho piacevolmente notato è che il fumetto si prende dannatamente sul serio, cercando di regalare ai lettori tensione sia nelle parole ma anche nei disegni, puliti e semplici, ricchi di ombre, senza cadere in tipici “manga-moment” con faccine superdeformed e mutandine con orsetti gommosi.

Manca ancora un albo alla conclusione della storia, ma credo che lo prenderò. Magari proverò anche qualcos’altro di questa collana.

Decisioni

Nel film di Spider Man, quello uscito qualche anno fa, c’è un momento in cui l’Uomo Ragno deve decidere se salvare la sua amata Mary Jane o un pulmino di ragazzini. Ovviamente, così nel film come nel fumetto, riuscirà a salvare entrambi.

Nell’Uomo Ragno di qualche settimana fa, Zia May viene colpita da un proiettile destinato a Peter Parker e rimane così appesa tra la vita e la morte. Accertato che la medicina non può far niente se non lasciare riposare in pace la zia di Parker, l’arrampicamuri si rivolge prima ad Iron Man (suo acerrimo nemico) e poi al Dottor Strange, ma nè la tecnologia di uno nè i poteri dell’altro possono nulla.

Poi, improvvisamente, è Mefisto in persona a fargli una proposta: salvare zia May sacrificando il proprio matrimonio con Mary Jane, l’amore della sua vita. L’anima è troppo poco, vuole qualcosa di più, qualcosa che – seppur inconsciamente – avrebbe rimpianto per sempre. Inconsciamente, perchè nè Peter nè MJ avrebbero ricordato più nulla, avrebbero vissuto la propria esistenza senza sapere di essere stati sposati, in un diverso presente.

Io non sarei stato in grado di scegliere, probabilmente.