Pur lavorando da tre (e passa) anni ormai, ci sono delle cose del settore lavorativo che non comprendo molto bene, mentre altre davvero non capisco proprio per niente. Una di queste è la cosiddetta “fedeltà all’azienda”.
Premettiamo una cosa: generalmente la gente lavora per guadagnare i soldi che gli servono per vivere (o per comprarsi l’iphone), non per l’onore e non per la patria. Questa è una doverosa premessa in quanto, spesso, sembra proprio che i datori di lavori, capi, manager, imprenditori, lupi mannari non passi neanche per l’anticamera del cervello, considerando che la gente lavora per occupare 8 – 10 ore della giornata, sai che noia a casa con il Nintendo DS.
Adesso, se c’è qualcuno tra i lettori di CentralDogma che sia vagamente un dirigente o un qualunque datore di lavoro, mi può spiegare per quale cazzo di motivo io, schiavo tra gli schiavi, sottopagato e sotto il contratto dei trapezisti russi, che nell’organigramma aziendale sono la nota in fondo a destra del retro del foglio attaccato alla bacheca del bagno dei trasportatori devo essere fedele all’azienda?
Ad ogni riunione a cui presenzio io e chi con me fa parte delle fughe dei pavimenti dell’ufficio in cui lavoro, sento parlare di questa benedetta fedeltà, di questo sacrosanto rapporto inscindibile che lega indissolubilmente dipendente e azienda, come se fosse il papa a parlare e l’azienda fosse lo spirito santo venuto in Terra per redimerci dai peccati, o umili schiavi che lavorate! Lavorate, abbiate fede che tanto dopo il lavoro c’è lo straordinario! Abbiate fede, che dopo lo straordinario lo prendi in culo perchè tanto non te lo pagheremo mai come tale perchè hai un contratto che farebbe ridere Moira Orfei anche se lo leggesse davanti ad uno specchio e in quell’istante capisse quanto cazzo sono orribili i suoi capelli di merda!
Poi, diciamocelo, fossi dell’azienda io, magari un pelo potrei anche capirlo… ma quando mi parlano di fedeltà e il giorno dopo “ragazzi, mettetevi in riga perchè questa è l’ultima che vi facciamo passare poi, a casa” (detto 3.000 volte tra le altre cose, anche quando tipo noi non c’entravamo manco per il rotto della cuffia, ma tant’è Moira Orfei…) ma chi vuoi prendere in giro? Ma pagami e basta, stronzo! Voglio i soldi, te la puoi infilare nel culo la tua fedeltà se non mi paghi. Sono fedele a mia mamma e alla mia donna aggratisse, per il resto sono peggio di una puttana. Vuoi – paghi il giusto, non dai la caramella.
E non capisco perchè i nostri magnati del lavoro, che dispensano soldi per la felicità del prossimo, si ostinino a non comprendere questo e continuino a parlare di fedeltà e onore dell’azienda, sperando che in qualcuno si accenda, nel cuore, il sacro fuoco dell’orgoglio aziendale.
Amen.