Il Casato Lyrandar

I primi marchi della Tempesta comparirono oltre duemila anni fa su due mezzelfi di nome Lyran e Selavash. Alcune visioni divine gli predissero che, un giorno, sarebbero stati i padroni della natura e del commercio. I due partirono per un lungo viaggio attraverso il Khorvaire, incoraggiando i loro simili a distanziarsi dalle società umane ed elfiche trovano una loro identità personale in una società a sè stante. Col tempo, le loro parole si trasformarono nel Casato portatore del Marchio Lyrandar.

Durante l’Ultima Guerra il coinvolgimento del Casato fu minore rispetto agli altri, soprattutto nel primo periodo del conflitto. Le aeronavi elementali non esistevano ancora al tempo e i trasporti marittimi di merci e persone non erano necessari in tempo di guerra. Col tempo, furono in molti a chiedere aiuto al Casato, ma i mezzelfi Lyrandar si limitarono a migliorare le condizioni atmosferiche, rifiutando invece di provocare siccità o impantanare eserciti nemici tra fango e neve.

Oggigiorno, nonostante la natura pacifica del Casato, i Lyrandar possono vantare un gran numero di nemici. I pirati che assillano le rotte commerciali del casato sono da sempre una spina nel fianco, mentre il trasporto di merci e persone attraverso le aeronavi è considerato dal Casato Orien un pericoloso e sfacciato sconfinamento nel suo territorio. I rapporti con gli altri Casati iniziano ad inasprirsi in quanto i mezzelfi Lyrandar sono considerasi arroganti e impudenti.

La baronessa Esravash d’Lyrandar è a capo del casato ed è di certo la più giovane guida che un casato abbia mai avuto. Quello che però gli anziani considerano inesperienza, per i giovani è considerato coraggio e Esravash gode di molta popolarità e di stima soprattutto tra i membri di basso rango della Gilda dei Timonieri del Vento. Gli obiettivi della baronessa sono in, particolar modo, due: espandere il proprio dominio commerciale attraverso le aeronavi stringendo sempre di più i rapporti con gli gnomi di Zilargo e i Cannith e fermare una volta per tutte e il predominio dei pirati dei Principati di Lhazaar dotando i propri galeoni di catapulte e armi magiche. Torval Ennkiliost è un erede portatore del mARCHIO di un oscuro ramo della famiglia Lyrandar. Guida una misteriosa organizzazione conosciuta come i Viandanti della Tempesta. Durante la seconda metà dell’Ultima Guerra, i Viandanti della Tempesta si occupavano di contrabbandare fuggitivi e spie fino a Tempestosa, organizzando incontri clandestini e attività spionistiche, che oggi permettono al casato di essere sempre un passo avanti rispetto a tutti gli altri.

La maggior parte dei membri del casato lavora presso la Gilda dei Timonieri del Vento che fornisce equipaggio a bordo e portuale, servizi di carico e scarico, riparazioni e quant’alto serva per il mantenimento delle aeronavi. Sono in molti a pagare la Gilda per poter issare la vela dei Lyrandar a bordo dei loro galeoni: sembra che la bandiera del casato, oltre ad essere un deterrente per i pirati, possa tenere a bada il cattivo tempo. La Gilda degli Invocatori della Pioggia è formata invece da maghi in grado di manipolare le condizioni atmosferiche, ma include anche un manipolo di architetti e ingegneri specializzati nella costruzioni di acquedotti, canali e cisterne. Nel Sentiero di Sela trova invece posto il clero dei Lyrandar che venera Arawai, Kol Korran e i fondatori del casato. I ricercatori arcani del Dono di Lyran collaborano con i Cannith per produrre sempre nuovi e migliori galeoni e navi elementali.

Nascosto alla vista dei più, il Fronte della Tempesta è un culto che crede che il marchio sia dono del Divoratore e che i grandi portatori rinascano, dopo la morte, negli abissi sotto forma di kraken e che un giorno emergeranno per garantire ai Lyrandar predominio sul mare, sul cielo e persino sulla terra.

Tutto il materiale è stato spudoratamente copiato dalla Ambientazione Eberron per Dungeons & Dragons 4e.

Eberron: geografia parte 1

Quello che vedete in alto è il Khorvaire, il continente più importante nel mondo di Eberron. Ma non dimenticatevi, intrepidi viaggiatori, che quello che vi stiamo presentando è solo un minuscolo granello nell’universo di Eberron e i vostri viaggi, molto probabilmente, vi porteranno molto lontano da qua.

In questo post cerco di dare una panoramica di due nazioni del Khorvaire: l’Audair e il Breland.

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Nuova campagna?

Due anni dopo la guerrra il Khorvaire è ancora sconvolto. Mentre le donne piangono i loro figli scomparsi durante l’interminabile conflitto, le grandi potenze cercano, in maniera tutt’altro che discreta, di riconquistare le proprie certezze economiche.

Sono in molti a chiedersi ancora il perchè del conflitto. La morte di Re Jarot fu solo la goccia che fece traboccare un vaso stracolmo di odi e traballanti alleanze tra i suoi figli. Nessuno riesce a scusare l’avidità che trasformò centinaia di migliaia di contadini, mercanti, artigiani, fabbri, panettieri in carne da macello. Tutte quelle tombe, quelle lapidi che circondano le grandi città non sono altro che semplici ricordi di tutte quelle persone che ora riposano in qualche fossa comune a centinaia di chilometri di distanza dalle proprie terre.

La Landa Gemente rimarrà per sempre la cicatrice più grande di questa infinita e confusa guerra. I casati, per quanto possibile, evitano di commentare pubblicamente la vicenda, mantenendo un riserbo che ha solo dell’omertoso lasciando presupporre che oscuri e pericolosi segreti si nascondano tra le coscienze di qualche viscido criminale.

Intanto, a distanza di due anni dal Trattato di Fortetrono, la gente sembra non aver dimenticato. Sono in molti a voler vendetta. E mentre il Breland offre aiuto ai profughi cyriani sfuggiti al giorno del disastro, i cittadini non dimenticano le torture subite durante la guerra. E intanto le industrie lavorano, nuove spade vengono forgiate, nuove armature preparate. Una nuova guerra è alle porte.

Preludio – Isidoro d’Cannith

“… è quindi tempo che tu adempia ai tuoi obblighi come Cannith, figliolo. Mio fratello, il professor Unfel ti aspetterà questo primo pomeriggio agli ingressi principali dell’Università. La riceverai il tuo incarico. Da quanto ho potuto apprendere da Unfel, non si tratta altro che una visita ad un antico sito, dove forse hanno recuperato un vecchio libro utile per le nostre ricerche. Parla con il professore Unfel e fatti spiegare quanto necessario. Fai attenzione. Tuo padre Elya d’Cannith.”

Quella lettera con il sigillo dei Cannith l’aveva spaventato, lo doveva ammettere. Se non fosse stato per il suo cognome, se non fosse stato per il suo Marchio, non sarebbe un Cannith. Di certo non avrebbe tutti quei lussi, un appartamento nel distretto Torre di Mithral, donne e vino in quantità, ma forse sentirebbe meno il peso di quella responsabilità. Che poi, oltre al peso delle parole di suo padre, ben in pochi si erano preoccupati, durante la sua giovane vita, di ricordargli il retaggio del suo cognome.

Ma, per suo padre, Isidoro era sempre stato un peso. Ricco e viziato fin da piccolo. Aveva prestato servizio alla Roccaforgia nei pressi di Wroat gli ultimi anni del conflitto, ma non si era distinto nè per bravura nè per disciplina e, alla fine della Grande Guerra era tornato a casa senza una nota di merito da parte di nessun membro del Casato.

Fortunatamente, suo padre aveva un fratello di sangue che lavorava come insegnante presso l’Università di Morgrave, fratello che non vedeva mai ma con cui teneva frequenti scambi epistolari. Unfel sapeva della condizione del figlio e aveva più volte spinto i rettori dell’Università ad accettarlo all’interno dell’Istituto, ma questi ultimi erano restii ad accettare l’ennesimo figlio di papà privo dello spirito necessario per affrontare avventure e recuperare manufatti e reperti per conto della scuola. In più, se i calcoli di Unfel non erano sbagliato, quello doveva essere un luogo di preghiera degli accoliti del Custode, una setta dedita alla necromanzia. Se il ragazzo fosse riuscito, a costo zero, a recuperare qualche tomo o – poco probabile – rituale sull’argomento, Unfel era certo che si sarebbero fatti un nome all’Enclave di Cenere Nera.

E quella missione non sembrava particolarmente pericolosa. La necromanzia era stata vietata al tempo di Galifar I e quel tempio era troppo vicino alla città di Sharn per ospitare accoliti e maghi interessati a rituali di tale portata così alla luce del sole, ma di sicuro non sarebbero mancati testi sull’argomento su qualche, impolverato, scaffale. Il ragazzo, più che la spada, si sarebbe dovuto portare dietro uno spolverino.

O almeno, così sperava.