Come chi mi conosce sa benissimo, continua imperterrita la dieta che mi porterà ad essere esile come un grissino e figo come un celebre e deceduto Kurt Cobain. Nell’attesa di trasformarmi da brutto anattrocolo a implacabile divorafagiane tramite incantesimi necromantici, vivo la mia vita ogni giorno addentando pezzi di legname nei momenti di apatia e sognando focacce puntellate di olive verdi snocciolate come fossero i pois di una bella gonna dei tempi andati. Mentre il mio intestino digerisce sè stesso e mangio mentine tentando di saziare la mia fame psicologica, mi trasformo in una specie di fumatore da 2pack/day che non vede una sigaretta da almeno 15 giorni.
Questa apocalittica premessa per farvi capire il mio stato psicofisico, che fortunatamente ho dipinto così nero solo per divertire i poveri vagabondi che passeranno da queste parti e potranno divertirsi con queste pantomime forse ancora un po’ sterili.
Adesso calate questa specie di orso polare che non mangia salmoni da una vita in un contesto urbano e sociale, in un tipico ufficio, per esempio. Questo non può essere il mio caso, direte voi, in quanto tutto è possibile tranne calarti in un tipico ufficio, visto i resoconti serali che ci porti. Ok, provvedo a rettificare.
Calatemi in una specie di inferno itinerante, dominato da demoni armati di forconi che sputano fuoco che scioglie anche il diamante (concedetemi diverse licenze poetiche nell’immaginare tutto questo). Calatemi lentamente e possibilmente sfruttando tiranti d’acciaio, in quanto la mia dieta prosegue ma non è di certo finita.
Ora aggiungete alla triste e post-nucleare scena la classica scintilla che fa scattare la profonda ira nei confronti di “tutto ciò che c’è” del sottoscritto.
Prendete questa sublime immagine di follia, fatene un pacchetto e mettetela da parte per un secondo.
Mentre mi aggiravo affacendato per gli anfratti del mio ufficio, salterino e felice come poche volte nella vita durante l’orario lavorativo, leggiadro come un Billy Elliot che non danno neanche più su Canale 5 il sabato pomeriggio, compare d’innanzi a me un turpe e magrolino trasportatore, pressochè canuto e dall’andatura ondulante che ricorda quasi zombie di quel Romero che fu. Stupitosi della mia invidiabile linea, ancora rotonda ma che ha subito un deciso restyle in photoshop, con fare per niente invidioso e anche gentile mi saluta con queste parole baldanzose: “Cavolo ma come sei dimagrito!”. Entusiasta per il complimento appena ricevuto come fossi una donna a cui si regala il primo diamante, allargo le gambe in segno di ringraziamento e mi pronuncio in un delizioso inchino e ringrazio l’uomo dinnanzi a me.
Contrariamente a quanto mi aspettassi, l’uomo non mi congeda con un “bravò” qualsiasi o con qualche altro semplice e non troppo imbarazzante convenevole. Incalza domande riguardo la mia dieta, preparatomi su misura da un importante esperto del settore, che non smetterò mai di ringraziare e bestemmiare per le diverse banconote di medio taglio che ho dovuto elargire in tempi passati.
Dopo aver snocciolato attentamente il poderoso elenco alimentare a me prescritto, conclude lui:”La tua dieta è una merda”, altezzoso.
Ora prendete quel piccolo pacchetto e apritelo, procuratevi un accendino Zippo(r) e date fuoco allo zolfo che costituisce buona parte della mia anima iraconda e destabilizzata, nonchè decisamente psicopatica.
Oggi avrei potuto uccidere un uomo. Avrei massacrato un padre di famiglia, probabilmente nonno per poi cibarmi delle sue interiora. Per poi chiedermi, finalmente sazio di carne umana, se quell’uomo, nel profondo del suo cuore, avesse accettato di farmi da succulente (e ricca di carboidrati) pietanza serale.
