Un racconto tanto per…

Qualche tempo fa io e diverse altre persone eravamo a casa del Malu a cena.

Era una sera d’estate, l’aria calda mista all’odore del fumo di sigaretta che proveniva dal balcone, accarezzava i nostri visi appiccicosi. Il ricordo di quella sera è forse un po’ annebbiato lo so, non me ne vogliano i fans, ma aver passato il pomeriggio a macchinare con una torta già fatta della Cameo (se la memoria non mi tradisce era una torta con lo yogurt e crema di limone) e aver assaggiato la pasta più disgustosa del mondo ha ridotto a brandelli la mia capacità di immagazzinare di informazioni.

Sta di fatto che, quella sera, l’amato Corte decise che era ora, per l’ennesiva volta (giustamente direi), di dimostrare al sicuramente meno amato Ciocca tutto il suo affetto, proponendogli un incontro diretto tra le sue gambe e lo sterno dello sfortunato (Ciocca), che in quel momento sonnecchiava felice, contemplando il suo ego, sul divano del Malu.

Adesso è difficile descrivere la scena usando solo le parole senza mimare la situazione. Provate per un secondo, voi che conoscete i due soggetti, a pensare al Corte che, con una dolcezza degna di un lottatore rumeno di sumo alla visione di una vacca da monta, si lancia – descrivendo un arco nel cielo – contro il ventre di Ciocca. E pensate alla felicità del nostro bieco amico, in volo, nel guardare il viso angosciato e ancora un po’ dormiente della povera vittima. Un secondo di pausa, noi come spettatori.

Lo schiantò fu simile al rumore che produce uno zoccolo di legno Talbot che si scontra contro un vetro, esplodendo in mille pezzi. L’urlo che ne segui, amici miei, me lo ricordo ancora come fosse la suoneria che tutte le mattine alle quattro mi allieta la giornata.

Il Corte, conscio di aver certo esagerato, esultava, proponendoci la sua nuova vittoria contro l’eterno e tumefatto rivale. Ma purtroppo, quella volta, forse l’aitante giovane aveva davvero esagerato.
Ciocca, dolorante, si contorceva sul divano lamentando dolori per tutto il petto e respirando a fatica. Dopo qualche minuto (oppure qualche ora?), le lamentele non accennavano a diminuire e io, che di psicomedicina ne so davvero, gli proposi di pensare ad un altro noto nostro amico (di dubbia popolarità) completamente nudo, vestito solo con un costume da pollo. Le sue risate gli provocarono ancora più dolore tant’è che pensammo che qualche costola si fosse davvero spaccata.

Mentre ridevamo, felici dell’impresa del Corte, chiamammo l’ambulanza che, svelta, si precipitò ad assistere il povero paziente. Al suo arrivo, Ciocca esclamò “no niente, sto bene, grazie”.

Lo picchiammo davvero molto quella notte.