Barbarian Pipe Band

Non vorrei dilungarmi troppo con inutili parole, perchè in certi casi è la musica che comanda.

Questo 25 aprile, durante la fiera medievale a Soncino, ho avuto modo di conoscere e apprezzare il gruppo Barbarian Pipe Band che, come tradisce il nome, suona canzoni dal forte spirito medievale con cornamuse e tamburi. Gli mp3 e i video sul loro sito (www.barbarianpipeband.com) non rendono giustizia alla forza e alla passione trasmettono dal vivo, ma vi invito lo stesso a farci un giro (soprattutto nella sezione ausculta e ritratti) perchè questi barbari meritano davvero.

E un po’ di sana musica non guasta mai (dopo il continua)

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Dungeonslayers – per farlo alla vecchia maniera

Finalmente torniamo a parlare di giochi di ruolo presentandovi Dungeonslayers, un gioco di ruolo all’antica (come recita lo stesso titolo del gioco), tradotto in italiano da Wild Boar e disponibile gratuitamente.

Dungeonslayer è molto simile a D&D e come impostazione richiama il classico GdR pre-indie, proponendoci ancora le classiche figure dei giocatori nei panni dei loro (e solo dei loro) personaggi e del classico DM onniscente (ma dove c’è scritto che sia necessariamente un male?) in una veste così classica e retrò che il sottoscritto davvero non può immaginarsela. Leggendo il breve manuale (di una ventina di pagine compresa anche una sezione dedicata completamente al master e ricca di creature, spunti e anche una breve avventura) si può capire quanto l’impronta di Dungeonslayer sia volutamente old: regole estremamente semplici e ridotte all’osso, poche caratteristiche ben precise, poche razze e mostri ridotti a blocchi di numeri, liste di incantesimi chilometriche. Tutto quello che serve per giocare una buona avventura!

Il sistema di gioco è molto semplice e si basa su tiri di prova con il d20: scelto il da farsi (come per esempio colpire un nemico con la propria spada) andremo a tirare il d20 sull’abilità specifica (come per esempio combattimento in mischia) e se il risultato è inferiore alla nostra abilità, avremo ottenuto un successo. Un uno puro sul dado è invece un successo critico (indipendetemente dalla difficoltà) mentre un venti scatenerà eventi nefasti.

Comunque, quello a cui volevo arrivare è parlare di un supplemento – sempre gratuito – tradotto e disponibile italiano da pochi giorni: World of Slaycraft. Falice capire come il titolo del supplemento strizzi l’occhio al celebre World of Warcraft, di cui copia le “classiche meccaniche mmorpg” riproponendole su un gioco cartaceo. Ecco quindi che invece di interpretare dei grandi avventurieri in un’ambientazione fantasy, vestiremo i panni di giocatori nerd alle prese con un nuovo mmorpg. E qua inizia il bello: i png avranno i punti esclamativi sulla testa per farci capire che avranno bisogno del nostro aiuto (chiedendoci 20 orecchie di lupo, magari) e dimenticandosi venti secondi dopo di noi, mentre i nemici reagiranno al nostro arrivo solo se entreremo nella loro zona d’aggro. Inoltre, lag e server down saranno alcuni disastri che potranno accompagnarci durante le nostre peregrinazioni nel mondo di Azeroth videoludiche, mentre il talento Asociale ci permetterà di ricevere meno telefonate (e quindi di non avere fastidiose interruzioni durante il gioco) o l’agognato talento Premium Account che elimina quasi definitivamente il problema della lag.

E inoltre gli autori ci tengono a sottolineare che per giocare non bisogna pagare alcun abbonamento mensile!

Detriti e putridi rifiuti

Milano. 2045.

La città è ridotta ad una massa di detriti e rifiuti putridi. Una nebbia densa, scura e surreale avvolge in un abbraccio disperato le mille strade del paese. Del milione e mezzo di abitanti che popolavano la città in superficie, 20 anni fa, ne saranno rimasti forse solo qualche migliaio concentrati nelle periferie, stipati in fabbriche abbadonate trasformate in rifugi di fortuna. Dai tombini disseminati per le strade, a ritmi regolari, fuoriescono gas venefici prodotti dai rudimentali marchignegni delle macchine idustriali “di sotto”. Le vie, in superficie,  sono dominate da stupidi mutaforma assetati di sangue e carne, tecnopreti senza più ragione, ricchi ricercatori che speculano sulla vita di chi ormai non ha nient’altro da perdere e criminali cannibali che si ammazzano a vicenda per divertimento… o fame.

La cattedrale di Santa Maria Maggiore è diventata la sede della nuova, decaduta, Chiesa. Quei pochi, pazzi, che abbandonano la triste e tranquilla monotonia delle fogne, di solito lo fanno per cercare misericordia tra le mura della cattedrale. Molti la ricordano come una splendente facciata grigia dai bellissimi rosoni gotici. Chi l’ha vista per davvero, da qualche anno a questa parte, ha scoperto che la chiesa stessa è divenuta cornice di quadri di morte, esecuzioni sommarie e brutali. La Madonna Assunta, punto più alto della cattedrale, guarda con sarcastico orgoglio la città mentre sulla tua testa piovono ancora carni e sangue trappate da corvi mutaforma dai cadaveri impalati in quella che un tempo, forse, era un lancia di luce.

Un paio di gruppi armati pattugliano l’entrata della cattedrale scorrazzando su grosse e rozze moto sgangherate riempiendo l’aria putrida di scarichi. L’aria attorno a loro è irrespirabile, per il puzzo della benzina, per l’odore dei loro corpi, per il sangue secco sui loro vestiti lerci. Che poi, non esiste uomo che non ucciderebbe per una tanica di greggio. E molti si domandano dove prendono la benzina per far funzionare quei mostri. Da qualche finestra in alto, un uomo vestito di bianco guarda divertito quella città che anche lui ha contribuito a distruggere.

Scegli con attenzione la poltrona su cui vuoi sedere.

Wazabi

Questa volta è il turno di Wazabi, gioco di carte e dadi della francese Gigamic, comperato quasi per caso durante la bellissima fiera di Belgioioso.

Wazabi è un gioco semplice e veloce, dai 2 ai 6 giocatori, in cui ogni partita non dura più di una quindicina di minuti. Per vincere, ogni giocatore dovrà cercare di rimanere senza neanche un dado, “regalandoli” ad altri giocatori o rimuovendoli dal gioco grazie a carte speciali. I dadi di Wazabi portano sulle loro facce 3 tipi di possibilità: la (W) di Wazabi, necessaria per pagare il costo delle carte che si vogliono giocare, il pesca una carta utile per rimpinguare la propria mano e il più raro dai un dado, che permette di passare quel dado ad un altro giocatore. All’inizio del suo turno, il giocatore dovrà quindi lanciare il suo pool di dadi e, dopo aver passato i dadi e pescato le carte che deve, può giocare una carta se questa ha il numero di (W) pari o inferiori a quelle ottenute lanciando i dadi. Ogni carta ha un effetto diverso che può aiutare il giocatore che la gioca ad avvicinarsi alla vittoria oppure allontanare gli avversari: salta il turno, regala un dado, elimina un dado, cambio giro sono solo alcune delle numerose scelte possibili.

Come già detto, Wazabi è un gioco semplice, in cui la tattica lascia spazio ad un’ampia dose di fortuna per permetterci di gustarci partite veloci e mai banali. Come abbiamo visto giocando, l’accenno a qualsiasi calcolo di probabilità o tattica nel gioco prevede che una qualsivoglia ragazza al tavolo ottenga “doppio dai il dado” fregando tutti i bei calcoli degli improvvisati quaccheri vincendo.

Il contenuto della stilosissima confezione (che ricorda un po’ il cubo del vecchio ipod) prevede 24 dadi (per un massimo di 6 giocatori) e 35 carte oltre alle solite carte riepilogative e libretto di istruzioni. Inoltre ho davvero apprezzato la presenza di un sacchetto di tela con il marchio Wazabi, utili a custodire gelosamente il gioco.

Se mi posso permettere, gli unici appunti che faccio riguandano le carte: le illustrazioni sono carine, ma davvero poco evocative e soprattutto decisamente poco esplicative. Pressochè inutili sono le didascalie in alto a destra di ogni carta che non fanno altro che confondere il giocatore, ma fortunatamente ci viene in aiuto la carta riepilogativa. Il formato e la qualità della carta in sè poi sono quanto di meno azzeccato abbia mai visto (dopo le carte oggetto della grandezza di un’unghia del gioco di World of Warcraft): formato troppo grosso che rende impossibile imbustare carte facili da rovinare.

In definitiva, comunque, un acquisto che consiglio a tutti, soprattutto a chi vuole rimpolpare la propria ludoteca con un gioco veloce e davvero per tutti, semplice da imparare e divertente da  giocare!

A volte ritornano

Sicuramente quando la Valeria leggerà il titolo di questo post probabilmente verrà colta da raptus suicida associato a “esasperata ricerca della persona misteriosa”, ogni volta che dico “a volte ritornano” è perché qualcuno, appartenente ad una vita fa, s’è rifatto vivo, nel bene o nel male. Ma invece no, nulla di tutto questo (fortunatamente). Il megapreambolo semplicemente serve ad introdurvi e introdurmi nel fantamondo del blog abbandonato ormai da tempo immemore. Così adesso vi ho tormentato con le mie cazzate e posso chiudere felice. No dai, scherzo, in sostanza il motivo per cui ho fatto questa apparizione è perché sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla professionalità dei gestori del cinema Fanfulla di Lodi, e ovviamente voglio rendere partecipi più persone possibili. Anche se non vi interessa. Decidiamo di andare a vedere Dragon Trainer non in 3D, quindi ci dirigiamo nell’unico cinema del lodigiano (Cinelandia per me non esiste) che proietta tale film: il cinema Fanfulla. Gloriosa monosala sita nei pressi della stazione (viale Pavia, 4), dopo un periodo di chiusura dovuta alla scarsa affluenza di spettatori, il cinema riapre proponendo cineforum su film magari di nicchia ma sicuramente di rilievo e comunque cinema d’essai, ogni tanto, se il film è forte, propone anche Blockbuster.

Entriamo nel foyer e compriamo i biglietti alla modica cifra di 5.50 €, buon prezzo, il ridotto credo sia di 4 €, a confronto degli 8 € dell’UCI di Pioltello (buttati sempre e comunque nel cesso) e agli 8 € dell’Arcadia di Melzo (sempre ottimamente spesi), c’è ovviamente un abisso, anche di soluzioni tecnologiche, però diciamo che siamo ben felici di spendere poco/il giusto. Ovviamente non dobbiamo aspettarci niente, non pensiamo di entrare nella sala e vedere una platea a gradoni con poltrone ultracomode e schermo megagalattico. No, ovviamente nulla di tutto questo appare. Effettivamente ci sono molti posti a sedere, selvaggi, nel senso che arrivi e ti siedi dove vuoi, schermo molto piccolo e posizionato in alto, ma il tutto coronato da un set di casse che corrono lungo tutte le pareti della sala che renderanno l’esperienza audio molto buona. Inizia la proiezione dei trailer, perfetta. Inizia la proiezione del film, perfetta, forse un po’ torbida ma comunque estremamente godibile. Quindi in sostanza direi che è assolutamente da rivalutare se si vuole spendere poco e si vuole vedere un film che non necessita della maestosità della Sala Energia dell’Arcadia di Melzo. Ovviamente non faccio paragoni con l’UCI Cinemas di Pioltello, perché l’UCI perderebbe sicuramente il confronto con il Cinema Fanfulla. E non aggiungo altro.

Certo, una proiezione molto buona non basta per decretare un cinema come “magnifico”, però beh, è un incentivo, quindi sicuramente farò ritorno per avere delle conferme.

http://www.cinemafanfulla.com/

PS: il film è stato molto carino, ma questo è secondario (sì, sono malato, vado nei cinema per controllare se tutto va bene, e se non va, mi incazzo come una belva)