Ho comprato questo libro un po’ con scetticismo. Già che non sono un grande amante di libri, figuriamoci di qualcosa che si allontani dal genere fantasy. Compresi i titoli di Dan Brown, i titoli non – fantasy letti dal sottoscritto si possono davvero contare sulle dita di una mano. Però, non so, mi attraeva la sfida sulla copertina del Times: “Se scoprite la chiave di questo thriller prima dell’ultimo capitolo, siete dei geni”. Avevo ipotizzato la chiave del libro a forse 50 pagine dall’inizio, ma poi la storia mi ha talmente preso che ho divorato il romanzo in una giornata.
Sinceramente, non voglio elogiare questo libro come “lo spartiacque della mia vita” e non oso dire che questo signore (tale Will Lavender, autore del romanzo, alla sua prima pubblicazione) riporterà in auge il romanzo giallo perchè, in tutta sincerità, di romanzi e affini ne so veramente poco.
So solo che nel leggerlo ho provato una discreta quantità di emozioni: l’ansia crescente, la curiosità, provavo a ragionare con i protagonisti spesso perdendomi nell’intricato gioco del libro e la voglia, incontenibile, di arrivare all’ultimo capitolo e godermi la soluzione di quel rompicapo che era esploso in tutta la sua complessità e illogicità. Sentendomi alla fine soddisfatto ma con quella sensazione, un po’ amara, di aver finito la storia e di non poter più incontrare i suoi protagonisti.
E poi, ho scoperto alcuni esperimenti davvero interessanti su un tale di nome Milgram.

