Oggi sarà una bella giornata

Se

  • Non mi sveglio 10 minuti prima che suoni la sveglia
  • Non mi sono dimenticato i soldi per prendere il caffè
  • La macchinetta del caffè funziona, una volta ogni tanto
  • Qualche anima pia ha trovato una stufa elettrica, in un angolo remoto dell’ufficio
  • Non hai la chiavetta, non hai spiccioli, ma un collega lo trovi sempre
  • Non c’è il capo, e per una volta, il mio cervello può respirare
  • Sembra che oggi si finirà tardi, ma tanto oggi non chiudo io
  • La mia morosa ha ancora il coraggio di stare con me, per un altro giorno :-P

Casomai

Casomai è un film, una storia d’amore tra due persone qualunque, una storia qualunque. Un film per certi versi magari banale, ma vero nel profondo.

Perchè magari una mattina ti svegli che l’amore è quasi un fastidio di cui te ne sei dimenticato e con una scrollata te lo levi di dosso. Stefania e Tommaso si conoscono, si amano, un amore vero, deciso, un amore così pieno, come tanti altri all’inizio. Poi si sposano. Hanno un bambino. Piano piano il loro amore scema. Lavoro, soldi, caso, bambino. Litigano del niente, discutono quando potrebbero baciarsi, non si parlano quando dovrebbero farlo sempre. Il loro amore è là, si sente che si amano ancora. Ma niente.

Non si nasce imparati nemmeno ad amare e io, in questo, sono l’ultimo della classe, quello che si siede al banco in fondo a sinistra dell’aula, quello vicino all’armadio di ferro grigio. Eppure amo, in maniera sincera. Senza pretesti o fronzoli, senza lettere d’amore, senza canzoni imbottite di zucchero, miele e bon-bon. Con tutto me stesso, quello fatto di cene a base di polenta, dita nel naso, serate ai videogiochi, rutti e vaccate, 100×100 me. E difendo con le unghie l’amore che provo, difendo la voglia di non dover mai svegliarmi casomai con il fastidio dell’amore. Svegliarmi amando tutti i giorni. Sarà questione di fortuna, ma sono felice.

I pantaloncini girofiga fanno il monaco?

Oggi è venerdì. E come tutti sanno, il venerdì è il giorno più bello della settimana.
Quella sensazione di ritrovata leggerezza, caratteristica del momento in cui passi a timbrare l’uscita dall’ufficio… ufficio che non vedrai fino a lunedì, quel lontanissimo (per ora) lunedì. E allora, quest’oggi, fresco di una libertà appena ritrovata, ho deciso di andare a mangiare un micidiale panino al baracchino davanti alla nostra azienda. Quel baracchino odiatissimo che vende panini malvagi e vivi, prodotti con farina di ossa di cinese, tanto costosi ma che, per un solo secondo, ti danno un boost di felicità mica da ridere. “Un panino wurlster e formaggio, per favore”, ordino al buon Davide, che prontamente tira fuori un wurlster da un cestino, lo divide con un coltello sporco di marmellata e gli fa posto sulla piastra, tra la cacca di un gatto e il braccio di un rumeno.

E cosi, dopo cinque minuti, con una bottiglia di coca-cola fresca in una mano e un panino nell’altra, mi siedo sulla panchina di fronte al baracchino, pronto a gustarmi il succulento e mortale pasto. Ad un certo punto, spunta dal nulla una Mini scintillante grigia con la capotte abbassata, inchiodando davanti al paninaro. Da lì scendono due giovanotti, avranno forse un paio di anni più di me, una giovane coppia con giovani problemi.
Lei pheega, con un paio di shorts di quelli che nascondono solo il tarzanello Ciro (quello che abita più vicino al bus). Lui molto FxF, ingellato, magliettina aderente, occhiali da sole e jeans firmati. Una coppia che di certo stona di fronte al paninaro dei camionisti del sud-milanese, intenti a levarsi i cagnotti dal naso mentre addentano un buon panino ai crauti alle 2 del pomeriggio a 45°C all’ombra. Ordinano un paio di panini banali (tipo prosciutto e fontina) e si siedono.

Dietro alla ragazza, “Puddu”, un camionista di origini napoletane, sta per consumare uno stupro in pieno giorno, quando improvvisamente, il ragazzo della giovine si gira e ulula “amore, bububububububuubu” (si è peggio di mucca-pollo), si sfregano naso contro naso e si danno un tenero bacino. Puddu vomita per terra e si mette a piangere, lui – l’amore – non lo hai mai conosciuto. Il ragazzo si gira verso Davide, tira fuori un sacchetto di monetine e inizia a contarle, deve arrivare a € 11 (prezzo di due panini easy e due coche), lei tira fuori il cellulare e inizia: “amore! amore! girati”, lui prontamente si gira con il sorriso smagliante e lei gli scatta una foto, sullo sfondo Davide che fa il gesto delle tette con in mano una salamella.

Questo pomeriggio, me lo sento, Puddu tenterà il suicidio.
E per la cronaca, € 11 euro in monete da 20 – 50 cents sono difficili da raggiungere, soprattutto per l’ardua difficoltà matematica del calcolo richiesto.

La fedeltà allo Zar

Pur lavorando da tre (e passa) anni ormai, ci sono delle cose del settore lavorativo che non comprendo molto bene, mentre altre davvero non capisco proprio per niente. Una di queste è la cosiddetta “fedeltà all’azienda”.

Premettiamo una cosa: generalmente la gente lavora per guadagnare i soldi che gli servono per vivere (o per comprarsi l’iphone), non per l’onore e non per la patria. Questa è una doverosa premessa in quanto, spesso, sembra proprio che i datori di lavori, capi, manager, imprenditori, lupi mannari non passi neanche per l’anticamera del cervello, considerando che la gente lavora per occupare 8 – 10 ore della giornata, sai che noia a casa con il Nintendo DS.

Adesso, se c’è qualcuno tra i lettori di CentralDogma che sia vagamente un dirigente o un qualunque datore di lavoro, mi può spiegare per quale cazzo di motivo io, schiavo tra gli schiavi, sottopagato e sotto il contratto dei trapezisti russi, che nell’organigramma aziendale sono la nota in fondo a destra del retro del foglio attaccato alla bacheca del bagno dei trasportatori devo essere fedele all’azienda?

Ad ogni riunione a cui presenzio io e chi con me fa parte delle fughe dei pavimenti dell’ufficio in cui lavoro, sento parlare di questa benedetta fedeltà, di questo sacrosanto rapporto inscindibile che lega indissolubilmente dipendente e azienda, come se fosse il papa a parlare e l’azienda fosse lo spirito santo venuto in Terra per redimerci dai peccati, o umili schiavi che lavorate! Lavorate, abbiate fede che tanto dopo il lavoro c’è lo straordinario! Abbiate fede, che dopo lo straordinario lo prendi in culo perchè tanto non te lo pagheremo mai come tale perchè hai un contratto che farebbe ridere Moira Orfei anche se lo leggesse davanti ad uno specchio e in quell’istante capisse quanto cazzo sono orribili i suoi capelli di merda!

Poi, diciamocelo, fossi dell’azienda io, magari un pelo potrei anche capirlo… ma quando mi parlano di fedeltà e il giorno dopo “ragazzi, mettetevi in riga perchè questa è l’ultima che vi facciamo passare poi, a casa” (detto 3.000 volte tra le altre cose, anche quando tipo noi non c’entravamo manco per il rotto della cuffia, ma tant’è Moira Orfei…) ma chi vuoi prendere in giro? Ma pagami e  basta, stronzo! Voglio i soldi, te la puoi infilare nel culo la tua fedeltà se non mi paghi. Sono fedele a mia mamma e alla mia donna aggratisse, per il resto sono peggio di una puttana. Vuoi – paghi il giusto, non dai la caramella.

E non capisco perchè i nostri magnati del lavoro, che dispensano soldi per la felicità del prossimo, si ostinino a non comprendere questo e continuino a parlare di fedeltà e onore dell’azienda, sperando che in qualcuno si accenda, nel cuore, il sacro fuoco dell’orgoglio aziendale.

Amen.

Volare via

Delle volte mi piacerebbe essere come Grenouille. Lui, un ometto dall’aspetto insignificante e dall’odore assente. E, come si sa, gli uomini senza odore non esistono. Esatto, delle volte mi piacerebbe essere come lui, non avere odore. Andare al lavoro e non avere odore. Fare il mio con tranquillità e non avere odore, non avere nessuno che mi cerca, che mi domanda, che mi chiede, che mi guarda. Essere insignificante, anzi, non esserci.

Avere un significato, che sia gradevole o meno, delle volte è ostacolante. Anzi, sarebbe fantastico, ogni tanto, poter mettere in auto il cervello e volarsene via, anche solo con la mente, lontano dal grigiore dei case del computer, dal bzzzz della centralina dell’allarme e dal bianco delle luci a basso consumo. Lontano dall’odore di sudore di chi lavora con la schiena, lontano dal puzzo di piscio di chi è troppo stupido per centrare il buco del water.

E in quel momento, mentre il corpo vive una vita propria, ecco in quel momento, non avere nessuno che ti chieda una mano, che ti rimproveri per qualcosa o che semplicemente ti offra da bere. Perchè anche un gesto gentile delle volte, davvero, quando cerco di andarmene nel mio mondo, forse simile a quello di Grenouille, anche un gesto carino e gentile mi da fastidio, mi rode e non lo tollero.

Alleghe?

Ho vissuto un’esperienza fantastica. Questo camposcuola che ho appena vissuto, insieme ai ragazzi dell’oratorio, è stato davvero esaltante.

Volevo parlarne solo dopo aver macinato per bene l’esperienza, una volta terminato l’entusiasmo. Eppure, sinceramente, quell’entusiasmo non si riduce neanche di un pochino, quando guardo le foto di quei sentieri tanto odiati, mi viene un brivido di felicità al pensare alla fatica nell’arrivare in cima e alla gioia di esserci arrivato.
Forse non saranno delle vacanze “canoniche”, forse non sarò partito con gli obiettivi più “corretti” per un’iniziativa di questo tipo. Ammetto candidamente di non aver avuto secondi fini nel partecipare al camposcuola, volevo solo staccare il cervello per una settimana e, possibilmente, staccarlo dove ci fosse la mia morosa. Ma penso di averne guadagnato qualcosa di più.

Mi sono divertito. Davvero, qualcosa di sensazionale. Oltremodo. Faticoso, per carità, ma appagante, davvero.

Hobby

In questo periodo sento la pressante necessità di dedicarmi a “qualcosa”. Persa, almeno apparentemente, l’attrazione per l’acquisto folle di dischetti metallici riportanti parole come “war”, “battle”, “blood” o “gun”, ho deciso di dedicarmi al modellismo statico e in particolare alla pittura di – appunto – modellini statici.

Dopo aver ricevuto per regalo alcune miniature, ho acquistato – con pudica e paziente meticolosità (VOGLIO QUESTO! UAO QUESTO COLORE! FIGATA! SBROFL!) secondo anche i consigli dell’artista mondiale Stefanardi (famoso come scultore di miniature fantasy) – vari colori e, in poco meno di una settimana, mi sono ritrovato con all’attivo 30 boccette di acrilici, diversi pennelli, erbetta sintetica in quantità e una discreta incapacità nel dipingere.  Dopo una settimana di esperimenti falliti, miniature sciolte nell’acido, goblin massacrati da colori sgargianti e prove di overbrushing estreme, ho deciso di acquistare un libro dal titolo piuttosto esplicativo “Come Dipingere le Miniature (for Dummies, suppongo)”. Attendo il dannato libro nella vana speranza di ricevere il Tocco dell’Artista.

Da bravo sportivo che sono, ho deciso di dedicarmi al pattinaggio a rotelle con la mia felice (e infelice nei momenti critico pre caduta) consorte. Abbiamo quindi acquistato due paia di roller e adesso vai di sport, in meno di due settimane un culo più tonico e almeno una taglia in meno, mi hanno promesso. Sta di fatto che ho passato la domenica con addosso un paio di pattini che, a causa dei miei muscolossimi polpacci, mi stringevano in maniera spasmodica (ho perso l’uso dei due piedi), però almeno non sono caduto neanche una volta. Ah si, quelle ferite sui polsi sono stigmate.

Invece, voi che fate quando nun c’avete un cazzo da fa’?

Befanal?

Se hai meno di 14 anni leggi qui:

OgGi1anno cn il mio AmorE<3°°aMMMooVeTi AmoTroppppppppoooooo<3xSempreKissShi<3BauBabu. BlobTiVoglioTrppBneGrassssssiexIeriSeraTrppDEVASTO!

(per chi fosse ignorante come me… <3 è un cuore)

Se hai più di 14 anni leggi qui:

Oggi ho fatto 1 anno con la morosa. Grazie Bo per la fantastica serata, ti adoro ma siamo davvero due nonni incomparabili, FANTASTICI, la stessa parte di una mela.
Dopo una cena all’insegna dell’ingordigia (perchè a noi interessa questo), davvero boccheggiando e ridendo per qualunque cosa ci si presentasse davanti (“guarda… una lumaca coi piedi” “brufff….ahahahahha”) ci dirigamo verso casa. 3…2…1… Dormita colossale con russata annessa.

Stamattina mi risveglio che sono, chessò le 10. Io, che sono un vero uomo, non ho neanche preparato colazione, e Bo (lei si che mi conosce) mi lascia togliere le cacche dagli occhi e la colazione la prepara lei (tra l’altro, da vero uomo… neanche le brioches sono andato a prendere… “vai tu… yawn…”).

Ma poi… mentre chiaccheriamo…

Un goffo coso viscido risale dalla mia gola posandosi sulla lingua. Vado in bagno, provo a sputarlo nel cesso, sbruffi di sangue e catarro dovunque, ma quel coso rimane lì penzolante, chissà cosa vuole, quel catarro attaccato alla mia gola. Mi infilo le mani in bocca, provo a toglierlo, urto di vomito, sbruffi di sangue ancora. “Tutto bene?” mi chiede lei dirigendosi verso la scena del delitto “Si” rispondo io con le mani colanti di catarro, il giorno del nostro primo anniversario.

Mi guardo in bocca, ma niente non lo vedo, lo sento soltanto risalire quando parlo e quindi, dopo pochi secondi mi ritrovo a parlare con la faccia rivolta verso l’alto. Tredici secondi dopo, partono le analisi degne dei medici di Grey’s Anatomy.

“E’ catarro attaccato e penzolante che vive tra l’esofago e la bocca, dobbiamo scioglierlo” e, non senza problemi, via di Fluimucil. Mangio, nel caso dovessi vomitare, dovrei avere almeno qualcosa, da vomitare.

Torno a casa. Chiedo ai miei… non ne hanno idea. Sarà catarro, dicono, influenzati dal mio racconto.

Mi dirigo in bagno e in una spirale di idiozia provo a staccare qualunque cosa dalla mia bocca, vomitando più volte, tirando su di naso, sparandomi in bocca, fotografando bambini nudi che nuotano.
Poi, delirante, vado allo specchio, apro la bocca e guardo. La mia ugola, lunga almeno 3 centimetri, terminava con un bozzone violaceo e si posava, candidamente, sulla mia lingua. A bocca aperta, sulla lingua, se ne vedeva mezzo centrimetro buono. Calmato, prendo una pastiglia per la gola.

Durante la giornata, l’ugola mi tornerà quasi normale.

Peccato non poter fare il fenomeno da baraccone, questa sera.

Però, un bellissimo anniversario.

La prima linea rossa…

Anno nuovo:

  •  4 giorni in montagna e neanche un fiocco di neve. Ore 9.00 di mercoledì mattina si parte. Bufera di neve, gente che mangia cadaveri vicino ad aerei schiantati, automobili e vacche (grasse) che volano nella tempesta.
  • Un ratto popola la mia gola dal 23 dicembre. Stamattina, decide di prendere il largo (nella bufera) e passa tutto. Stamattina.
  • Un pacco di Benagol completamente consumato. No: non ne sono assuefatto.
  • La scoperta che l’industria dei botti casalinghi non si è fermata a miniciccioli e pof – pof. Una discreta figura di merda contro l’altopiano di Asiago che ha deciso di darci una dimostrazione di 40 minuti di bombe, cannoni e giochi pirotecnici fuori dal mondo… mentre noi sparavamo con le pistoline :)
  • Upgrade al mio hardware di 2,5 kg.

Vi saluto!

Anche questo 2007, così pieno di eventi e momenti, sta volgendo al termine e, dopo una lunga e travagliata preparazione anche lo Yano se ne va in montagna, prontissimo a passare un felice, promisquo e promizio capodanno.

Quindi… vi auguro a tutti un buon capodanno, felice anno nuovo, vi saluto e in bocca vi sputo!