La 626

Per quei pochi che non avessero visto, almeno una volta nella vita, una delle pubblicità della Beghelli, spiego brevemente che la 626 è un decreto legislativo che prevede una serie di normative per regolamentare la sicurezza sul lavoro.

Il primo settembre di quest’anno è entrata in vigore una nuova normativa di sicurezza sul posto di lavoro che prevede che le società che lavorano in appalto forniscano ai loro dipendenti (barra lavoratori, barra soci, barra responsabili) un cartellino di riconoscimento. Il cartellino deve essere visibile ed esposto ad ogni richiesta di controllo; pena le solite multe e ammende del caso.

Nulla da dire, una questione di sicurezza. In meno di tre giorni lavoratorivi, la mia cooperativa è riuscita a produrre e distribuire oltre 2000 (questo il numero di soci lavoratori iscritti) cartellini di riconoscimento. Ora, nulla da ridire riguardo alla normativa e alla velocità di adeguamento della cooperativa per la quale lavoro. Quello che mi ha fatto strano, oltre alla tempestività (qualità per cui di certo non è famosa, dato che nel luglio 2006 i loro uffici ci hanno messo la bellezza di 22 giorni per restituirmi – in nero – quasi 3/4 di stipendio) è stata l’insistenza del mio responsabile di indossare in modo visibile il cartellino. Questione di sicurezza, dice.

Ora. Secondo altre normative (sempre 626, credo) l’azienda deve certificare che tutti gli operatori che utilizzino muletti o altre macchine operatrici a bracci mobili abbiano un patentino di guida. Per conseguire il patentino, bisogna partecipare ad un corso (brevissimo) che deve essere organizzato dalla ditta stessa. Giusto per completare il quadro, un muletto può spostare masse di 100 kg e passa (in alcuni casi si parla anche di tonnellate), e alzare i bracci anche per svariati metri di altezza. In due anni di lavoro in questa cooperativa nessuno che abbia mai chiesto a me (prima, quando lavoravo con il muletto) o a qualche altro collega di mia conoscenza questi famosi pantentini. E mai una ditta che abbia organizzato i corsi, men che meno la cooperativa stessa.

Non è un problema che la gente guidi muletti senza sapere come fare (provando fino ad avere la mano), non è importante che le gabbie (delle piattaforme che vengono attaccate ai muletti per far salire le persone sulle pale dei muletti) non siano a norma, non è importante che la gente si infila scheggie di legno ogni giorno nella mano perchè usare i guanti è da sfigati (e i guanti non vengono forniti), non è importante che la gente non usi le scarpe anti infortunistiche perchè non vengono fornite (se non a pagamento), non è importante che la gente lavori anche per 12-14 ore al giorno stanca e con pochi momenti di pausa. Questa non è sicurezza sul lavoro.

La sicurezza sul lavoro è un cartellino e una maglietta. Rigorosamente a pagamento. E obbligatoria.

Folla d’idee

Sabato 18 Agosto. Oggi, praticamente, finisce l’estate per molti. Traffico sulle strade, la gente ritorna dalle ferie, domani una sistemata alla casa rimasta vuota per 1, 2 settimane e lunedì si riparte. Fino all’anno prossimo. Prima festa all’orizzonte: 1 novembre. Per qualche giorno di relax si deve già aspettare Natale.

Son già qua che scimmio per le mie prossime ferie. Che prenderò, sarà l’ultima cosa che faccio prima di dire “Sì, va bene. Sarà per l’anno prossimo”. Fantasticando un po’ penso che mi piacerebbe andare all’estero. Di sicuro in Gran Bretagna, possibilmente al nord. Che ne so: Edinburgo? Oppure, spostarmi un pelo più a sinistra, in Irlanda: Dublino. Ma direi che neanche Londra, per rimanere sul classico, non sarebbe male. Dinero permettendo, logicamente.

Che ne so, farei due settimane, sì. Anzi, forse una sola, mentre cinque giorni li dedicherei ad un fantastico mare. Ma di quelli di lusso, nè. Sardegna? Mmm, sì, da piccolo mi aveva proprio rapito la Sardegna.

Ma se ne parla l’anno prossimo. A gennaio, certo.

Difficoltà comunicative

Ieri pomeriggio, al lavoro.

“Mi dai il numero di targa di rimorchio per favore?”
“Sì” – silenzio
“Scusami, mi servirebbe la tua targa di rimorchio”
“Sì” –
silenzio spaziale
“Quante parole sai in italiano?”
“Sì” –
è stata la sua risposta finale prima che lo congedassi con un amorevole vaffanculo.

Non mi sarei stupito nel vederlo, più tardi, leggere – con un perfetto italiano dell’epoca – un passo della Divina Commedia di Dante e tradurlo simultaneamente in 14 lingue.

Farei così anch’io, solo per il piacere di farlo.

Legge Relativa #1 – Periodi burrascosi

Ok, ho passato una settimana nera. Ma finalmente è finita. Anche il fine settimana.

Quindi, vorrei proporvi una regola lavorativa che porta tutti i dipendenti, artigiani, aristocratici, figli di puttana e puttane, capi, ingegneri, dottori, fachiri e consiglieri comunali di Napoli lentamente alla depressione.Dopo un periodo nero, c’è sempre un periodo peggiore. 

Che si può riassumere matematicamente con ?1 * q1 < ?2 * q2 

dove ?1?2 sono rispettivamente i lassi di tempo presi in considerazione mentre q1 e q2 sono il coefficiente distruzione (un coefficiente ottenuto empiricamente che indica quanto il periodo è stato di merda).

Secondo questa semplice legge è facile comprendere quanto una persona sia facilmente portata al desiderare fortemente un evoluzione licantropica per poter sbranari i propri superiori / responsabili / sottoposti che si rispettino.

Esempio: una ditta di produzione di materassini d’acqua sa che il suo periodo di maggiore produttività va da marzo a luglio (che ne so, è un esempio, Omam non metterti a sindacare pure su questo). Fatto che ?1 è il periodo che va da marzo a luglio, chiedendo ad un qualunque impiegato della fabbrica di valutare il coefficiente q1 ci dirà sicuramente UN MILIONE.

Ora, possiamo facilmente presupporre che una ditta di produzione di materassini d’acqua da settembre a febbraio non abbia un cazzo da fare: riduzione del personale, pulizie di primavera, noia abissale, personale in ferie (dato che non potrà stare in ferie prima), capo incazzato per le poche vendite sono tutti fattori che faranno in modo che q2 sia sicuramente superiore a q1

Come ultima osservazione notiamo che i risultati delle due espressioni messe in disequazione sono la moltiplicazione del fattore tempo (?) e del coefficiente disperazione (q) per cui si può facilmente determinare che 

un periodo nero è dipendente dall’arco di tempo come dal coefficiente distruzione e possiamo affermare empiricamente che ?2 è sempre più lungo di ?1

Traete le ovvie conclusioni. 

 Si vede non ho un cazzo da fare, vero? 

Florida vita

Uff… è anche venerdì è arrivato fortunatamente.

ind-pkmp.jpg E io cosa ho fatto? Ho passato metà pomeriggio a spammare su un forum inglese (tra l’altro esibendomi in forme italo-anglosassone degne del miglior Rino Gattuso) per accumulare abbastanza crediti virtuali per accedere al download della rom 1251 di Pokemon Perla per Nintendo DS.

Ora: l’unico gioco di Pokemon a cui ho giocato è stato il Blu per il GameBoy, un bel gioco di ruolo (se tale possiamo definirlo), un po’ schematico ma molto divertente.

Adesso, dopo più di 8 anni ci riprovo. L’eterno bimbo pacioccoso con le mani sporche di nutella che è in me è ritornato… Sì, ho comperato un vasetto di Nutella.

Ma poco importa. Due settimane in ufficio in totale libertà. Sondrio non è mai stato così vicino.

Dal diario di un pluriomicida

Un giorno, tra una decinna d’anni, credo, alcuni quotidiani pubblicheranno uno stralcio della pagina di quello che, al tempo, sarà uno dei più grandi serial killer che la storia dell’umanità possa ricordare.

Ancora oggi… ancora oggi…

  • 3.15 AM: il mio corpo sembra non seguire i miei desideri… mi sveglio, affannato dal caldo e corro in bagno. Quando torno a letto il mio telefono segna le 3.30, ho anc0ra mezz’ora, prima di dovermi alzare. Mentre mi corico, mi dimentico la differenza tra un cuscino e un cellulare e mi addormento con il telefono nelle orecchie.
  • 4.00 AM: il suono della sveglia squilla diretto all’interno del mio cranio. Sono solo le 4, ho ancora 10 minuti. Ma che, sarà meglio che mi alzi e così faccio. Mi preparo ed esco di casa, attorno a me solo oscurità, pipistrelli e cadaveri di topi. Mentre mi reco al lavoro, un tenebroso ricordo del sabato precedente riaffiora nella mia mente “hai paralizzato mezz’italia… hai paralizzato mezz’italia…”
  • 4.20 AM: dannazione, sempre la mia ossessiva paura di far ritardo al lavoro, sono arrivato 40 minuti in anticipo quasi…
  • 5.10 AM: alcuni sistemi non funzionano. I rumeni, invece, sembrano soffrire della mia stessa compulsiva paura del ritardo lavorativo, così che, dalle 5.20 alle 5.45 cerco di far capire ad un autista di darmi solo il suo numero di telefono, non mi servono delle gomme nuove per l’auto.
  • 6.00 AM: è inutile, sembra che i server oggi abbiano fatto sciopero. Speriamo che la cosa duri poco o, ancora meglio, che duri almeno fino a cambio turno. Come di consueto, comunque, contatto l’assistenza. Che, ovviamente, non mi sa fornire assistenza. E’ un problema hardware, hanno cambiato delle macchine, mi dicono.
  • 7.30 AM: inizio a contattare alcuni uffici di un trasportatore. Come al solito, sono in ritardo. Loro iniziano alle 8, speriamo di essere fortunati e di trovare qualcuno. Continuerò così fino alle 9.10.
  • Ore 8.00 AM: iniziano ad arrivare un paio di colleghi e, come sempre, il mio capo. La frase “hai paralizzato mezz’italia” ritorna nella mia mente, decido di eliminare subito questi brutti ricordi, ma il suo agghiacciante ghigno non mi permette di farlo. Anzi, non mi permette di fare nulla.
  • Ore 8.20 AM: inizia il mio lavoro come sacco per l’allenamento. Forse ho scritto everlast in faccia e la mia non perfetta linea delinea la presenza di sabbia all’interno del mio corpo. Qualunque cosa provoca nel mio capo tumulti interiori che lo costringono a rimproverarmi e ad affibiarmi compiti infimi.
  • Ore 9.10 AM: finalmente trovo qualcuno al telefono, chiedo spiegazioni per il ritardo. Credo mi abbia mandato a fanculo in rumeno.
  • Ore 9.20 AM: arriva l’autista, gli chiedo spiegazioni per il ritardo. Italianissimo, mi manda a fanculo, non tanto velatamente come il suo capo.
  • Ore 9.30 AM: un mio collega viene a conoscenza di un problema sui sistemi. La colpa è di una routine di sistema che, casualmente, sembra far esplodere alcuni ordini durante i vari trasferimenti di magazzino. Vengo ribatezzato “routine di sistema” e la colpa ricade su di me.
  • Ore 10.00 AM: una mia collega, ridendo, chiede se posso sostituire un mio collega il prossimo sabato. Avrei voluto farle notare che non è mio interesse se la sua vita sociale è paragonabile alla suola delle all-star di mia sorella e che sono felice di essere escluso dai suoi programmi serali con avvenenti colleghi in ciabatte che odorano di marcio, in quanto detentore di una felice vita post-ufficio. Mi limito a dirle di “no, ho altri impegni, al massimo mi metto d’accordo con lui dopo”.
  • Ore 11.00 AM: il tram tram quotidiano dell’ufficio è scandito a ritmo di 10 secondi, da imprecazioni nei miei confronti. Sembra non le vada bene persino come i trasportatori piscino, oggi. Non che la cosa mi riguardi, se avevo intenzione di saperlo, avrei studiato come andrologo. Se avessi una mannaia, giuro che le dividerei il grugno. Le menate continuano per due ore.
  • Ore 12.30 PM: un trasportatore ha la malsana idea di entrare in ufficio, per prendere le chiavi del bagno esterno che lei ha voluto mettere. E’ colpa mia. Neanche Deep Blue troverebbe una combinazione per cui, in questo semplice episodio, io possa assumermi una qualunque colpa. L’atmosfera non è pesante o fastidiosa, ormai è semplicemente surreale.
  • Ore 13.00 PM: sulle note mentali di “Fly Away from Here” timbro. Oggi è finita.

Incomprensioni

Una mia collega non ha ancora capito che non le farò mai un favore finchè non si toglierà quella fottuta abitudine del cazzo di lasciarmi una marea di lavoro alle 6 di pomeriggio perchè ha passato quattro ore al telefono con una sua amica sfigata a parlare di malattie di cani.

Un mio collega non ha ancora capito che non è davvero così figo parlare del fatto che lui il sabato sera si guardi Panarea e che il lunedì pomerggio alle 3 ne parli per circa 20 minuti, appena dopo il trattato scientifico sulle motivazioni che dovrebbero spingere il Milan a sceglierlo come punta per la prossima stagione di Serie A.

old-dirty-rocks.gifUn mio collega non ha ancora capito che odio la gente che odora di marcio.

I miei colleghi in generale non hanno ancora capito che con me non si può parlare di calcio. Che con me non si può parlare in dialetto bergamasco, napoletano, rumeno o peruviano.

Un mio collega non ha ancora capito che se passerà tutta la vita a fottere con le ragazzine per raccontarlo a qualunque essere umano (che sia vero o no), probabilmente qualuno un giorno lo riempirà di mazzate: scegliete se la moglie o i suoi compagni di cella.

Un mio amico non crede che io lo consideri davvero un amico.

Il nuovo header è una foto di Andrea “Micio Mao” Gatto scattata al CampoScuola 2007, che io ho rubato e piazzato sul blog.

World Work Championship

Ovviamente, prima di tutto, piccola premessa di congraturazioni (o congratulazioni ) all’esimio Dottor Stefano che finalmente si è diplomato con il lodevole voto di 75/100. Vi ricordo che, secondo una delle pù note leggende metropolitane, per aspirare ai lavori veri (ovvero quelli statali) bisogna possedere un voto di almeno 80/100. Mi dispiace Malu, sei stato nominato.

Comunque, dopo tanto tempo, ritorniamo a parlare di lavoro. La prima puntata del…

WWC – HD

*Il telefono squilla* leggo il nome del capo sul display e divento minuscolo
io (con voce talmente flebile da non sentirsi quasi): sì?
capo (tuonando): DAVIDE! Abbiamo ricevuto il <COSO>?
io (voce quasi impercettibile): mi sembra lunedì, adesso controllo
capo (squarcio nel cielo): DAVIDE! Con i MI SEMBRA non ci facciamo UN CAZZO! Devi essere sicuro
io (divento minuscolo, suono tombale): un secondo devo solo controllare, la richiamo io
capo (dividendo le acque dell’oceano atlantico): MI SERVE ORA! NON POSSO ASPETTARE!!!!!!
io (ormai al limite della dignità umana): scusi, allora deve aspettare un secondo che cerc…
capo (riproducendo suoni di bombe all’idrogeno): ORAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!
io (pulendomi gli sputi ricevuti dalla cornetta): sig… così le dico solo che mi sembra sia arrivato lunedì questo
capo (aprendo un maelstorm di proporzioni titaniche): CERCAAAAAAAAAAAA!!! E POI RICHIAMAAAAAAAAMIIII!!! SUBITO!!!!! TU E GLI ALTRI DUE <NOMI> FATE SOLO CAZZATE ‘STA SETTIMANA!!!
*tlac* rumore di telefono, al piano di sopra, che viene scaraventato per terra

Test e

Ormai sono un fan di GirlPower, tant’è che non solo lo leggo, ma ci scrivo pure e leggo pure i fantomatici test alla Cioè!

Che scaricatrice sei? Leale, vigliacca o egoista? Ehm, secondo me per il target di GP potevano metterci l’oca, la puttanella di 12 anni e la scaricatrice di porto (o di porno).  Comunque, beh, passiamo decisamente ad altro che non ho certo voglia di spaziare nel mondo delle donne (tra l’altro con la mia assoluta e vastissima conoscenza del mondo femminile) soprattutto prendendo come campione di riferimento la fauna che popola il forum di GirlPower.

Finalmente, anzi, quasi (al 99%, ti manca l’IMPORTANTISSIMO pezzo di Carta) il Malu si è diplomato.

Coro d’esultanza (notare uno dei post con più commenti da qui ad Ottobre, quasi fosse meglio di parlar di religione)

Bravo Malu, ti sei dato da fare , ma sicuramente potevi fare di più (già mi vedo tua madre: “vedi Stefano che ce l’hai fatta, ma sicuramente potevi fare di meglio, se ti fossi impegnato sicuramente un po’ di più, ora la tua carriera lavorativa sarà sicuramente più difficile, o gesù perchè non ho avuto almeno un figlio intelligente che potesse laurearsi in “suppellettili per il salotto” o in “scienze dell’agricoltura forense di cadaveri hippie”? O perchè perchè padre mi hai abbandonato – guardando tuo padre – ora vai figlio mio e non peccare più, eccoti le chiavi dell’auto a cui ho precedentemente tagliato i freni – come una bicicletta – cosìcchè tu possa morire candidamente in un putiferio di mestruo. Ahhhh, Alexander il Magno continuerà la nostra stirpe.”)

Nb. L’epopea intera dura 2 ore e 40 minuti, ma avrei dovuto inserire della pubblicità

Ora sei pronto, mio obeso amico, a lanciarti nel mondo del “maadessochecazzodevofa?”, mondo di assoluto riposo ma costellato di numerosi nemici: LA MADRE.

Problemi lavorativi

Capitano nè, quando capitano alla fine, capitano.  E a me capitano spesso però, questa volta – fortunatamente – non sono capitati a me. E, grazie a dio, non è neanche mio interesse tediarvi ore su filosofie logistiche degne del miglior Marzullo, ma di un fenomeno tipico dei “problemi lavorativi“.

Innanzitutto, esistono diversi tipi di problemi: sistemistici, umani (distrazione, ignoranza, superficialità) o semplicemente sfiga pura.

Oggi parleremo di errore umano dovuto ad ignoranza, distrazione e sfiga pura

Ogni errore, di qualunque tipo, ha un livello di entità, una variabile discreta con dominio (0, +?) che identifica il suo grado di pericolosità. Ad “entità” (Et) dipendono molti fattori quali il tempo impiegato per risolverla (che si può prevedere utilizzando una complessa formula matematica che prevede la moltiplicazione di 1 per il livello di sfiga giornaliero), le persone coinvolte nel problema, l’aumentare dell’odio provato nei confronti del capo e dal capo e altro ancora.

Il comportamento particolare degli errori lavorativi però consiste nel classico “effetto domino”.

 Io: ehi, ma cos’è ‘sta roba qua? (notando un errore)
Vittima: azz, scusa, non ti ho passato il modellino corretto, tiè

In questo caso, io avevo notato l’errore e il mio collega l’ha risolto in un momento. Questo è un errore lavorativo di distrazione con Et = 1.

Capo: cosa????????? (ops, si accorge di qualcosa)
Vittima: niente, no, non ho fotocopiato la roba corretta e c’era un incongruenza
Capo: si ma (5 minuti di bestemmie) avanzano 45 cm di spazio su un padroncino che può portare 20 quintali di roba ne abbiamo messi solo 80!!!! Sistema, fai cambia, DISFA

Notare che era necessario risolvere il problema entro le ore 13 (il padroncino era segnato al carico a quell’ora). Io, avendo riscontrato l’errore alle 12.30 ho lasciato al mio collega un margine di mezz’ora per risolvere un problema di Et = 1 (più che sufficiente), ma l’avvento del demone incombente ha modificato:

  • Entità del problema
  • Entità del danno possibile (da un piccolo disguido a GUAIO IMMANE)
  • tempo di risoluzione (moltiplicando fino ad almeno 3-4 ore di straordinario del mio collega)

Ecco fatto il pasticcio: entità del problema moltiplicata per un numero non inferiore a…mmm… centomila?

Uff, vedi Malu un altro motivo per fare i turni notte / mattino? Io alle 13, nonostante l’inferno che avevo appena creato, sono andato a caia, felice e contento.

Nb: oggi una “femmina lavoro poco parlo tanto” mi ha soprannominato Norman (protagonista di Psycho, nda) a causa del mio comportamento psico  / killer con alcuni trasportatori. Avrei voluto  soprannominarla anch’io con la protagonista di cazzi neri per suore angeliche volanti, ma non mi ricordo che venga pronunciato anche solo una volta il suo nome nel film.