Cambiare rotta (in culo)

Mi rivolgo a voi cari amici italiani nel cuore e cattolici nello spirito.

Mi rivolgo a voi come si rivolse il Signore quando parlò ad Abramo. Mi rivolgo come un padre si rivolge ai suoi figli, chiedendogli un favore per insegnarli una lezione.

Cari amici cattolici del nord, questi due uomini nella foto sono evidentemente omosessuali. Si vede nella loro allegria omosessuale, in quella storta felicità che li distingue, li diversifica dalla normalità. E le mie non sono grevi parole, cari fratelli fedeli alla Fede nel nostro Signore, perchè come Gesù è stato tentato dal male per 40 giorni e 40 notti, quello che un tempo era il leader indiscusso ora si è dato alla lussuria e alla sodomia pubblica con un prostituto pagano figlio della malavita.

Ma noi, fieri longobardi riuniti sotto l’unica bandiera italiana e con l’anima pia pervasa di compassione, dobbiamo ribellarci a queste brutali meschinità che il Governo, ormai alla deriva, ci sta propinando. i nostri nemici non sono più solo i demoni rossi che copulano incestuosamente solo per ingrossare le loro file ribelli, ma anche i porci corrotti che si sono lasciati tentare da Satana e dalla peccaminosa libidine.

Noi, cristiani fedeli e pratici, desiderosi di un’Italia corretta e pulita eticamente, religiosamente e culturalmente, non dobbiamo dimenticarci degli insegnamenti di quello che un tempo era il nostro faro di speranza e ancora di salvezza ma che ora è salpato verso l’oscuro mare della perversione. Vogliamo ancora un’Italia cattolica fiera, senza islamici, senza comunisti, senza gay e possibilmente anche senza l’associazione Mamme del Leoncavallo. Che se poi uno mette la mano nella tana della vipera, non venga a piangere se è stato morso.

Il potere del bastone è forte. Usiamolo.

CentralDogma cambia rotta e cerca di acquistare una fetta di pubblico diversa attraverso discorsi logici e pregni di un’interessante ideologia maturata in anni di tossicodipendenza televisiva condita con una sana domenica mattina in chiesa.

Per correttezza, l’articolo su l’Unità, sicuramente più divertente da leggere, dal quale ho preso la foto.

TIRulero U&U

Tirulero U&U: trasportiamo felicità in ogni angolo del mondo.

I progetti per diventare futuro dittatore del mondo sono parecchi. Dopo essermi perso l’opportunità di creare Facebook prima di [nome tizio a caso], dopo aver partecipato alle serate Bunga Bunga e con sommo dispiacere essermi trovato neanche 50 euro in tasca ma solo un grande bruciare nel culo, dopo aver fondato (insieme all’esimio collega) la Jurin Jurella, la discoteca Sacra Perditio e con l’idea in testa di aprire un pub di alto livello solamente per passare lounge e chillout, dopo aver aperto (e chiuso) la società per l’evoluzione dell’Obeso (solo come forma d’arte), finalmente ho deciso di dedicarmi a tempo pieno alla fondazione di una grande azienda di trasporti (e forse anche produzione).

Ho deciso di chiamarla TIRulero per un semplice fatto: quello che mi serviva era una parola giocosa e simpatica, semplice da ricordare e affabile, in perfetta linea e sintonia con i principi della società. La TIRulero si occuperà prevalentemente di distribuire la felicità in ogni angolo di Italia, dovunque sia richiesta, dovunque possa servire e dovunque NOI riteniamo che possa portare giovamento alle persone.

Ma cos’è la felicità? Voi non dovete preoccuparvene. Se ne avete bisogno, chiamate il nostro numero e chiedete quanta felicità vi serve. 2, 3 bancali? Nessun problema. Un nostro omino adeguatamente preparato e addestrato dai trainer della società sarà, nel giro di 24 ore, a casa vostra, dovunque voi siate*, disponibilissimo e pronto ad aiutarvi per ogni vostra, ulteriore, necessità. Avete capito bene, amici miei. Nessun cruccio, nessuna decisione. L’unica cosa che vogliamo da voi è la quantità. Vi sentite tristi? Quanto tristi da 1 a 10? Ok, il numero che avete deciso è la quantità di felicità moltiplicata per 2 che avete bisogno per tornare sulla cresta dell’onda.

La morosa vi ha mollato per un altro ragazzo? Posso immaginare, che per quanto fosse cozza la vostra tipa, sarete a terra di almeno un bel 7. Ah, il suo moroso vota persino Berlusconi? Brutta roba direte voi, questo è un bel 10 pieno. Cornificati a randa con un coglione che probabilmente non concatena due parole alla volta. Nessun problema: componente il numero in sovraimpressione e dite, alla nostra ragazza disponibilissima ad aiutarvi: “Ciao, mi chiamo Franco, sono triste 10 perchè la mia morosa mi ha mollato. Avrei bisogno di un po’ di felicità, potete consegnarmela al più presto in via delle Orchidee 9?”. “Certo, mandiamo subito un TIR strapieno di felicità per voi. Se volete abbiamo anche il pacchetto Amore e dato che è al suo primo ordine, glielo consegnamo gratis!“. “Certo perchè no! Anche un po’ di amore!!!“. Fate presto mi raccomando!“.

Driiiiin. Hai sentito? E’ il camion di felicità ed è già arrivato a casa tua.

Che cosa te ne fai di quella faccia da pesce? Niente, noi della Tirulero te lo possiamo garantire. Un po’ di felicità a casa tua e tutto si sistema fidati.

E non farti brutte idee… noi non consegnamo droga o prostituzione. Non siamo ancora da quella parte dell’Italia. Noi consegnamo felicità VERA, genuina. In comodi astucci da poter tenere in borsa, ma anche in pratiche card da mettere nel portafogli, o come cerotti per una sensazione prolungata per tutta la giornata. Scopri gli innumerevoli prodotti che ti possono garantire serenità e felicità.

E quanto costa tutto questo? La felicità la si compra? Ma scherziamo. No cari miei, tutto questo è gratuito. GRATUITO. GRATIS. FREE. Senza canoni, abbonamenti, firme. Niente di niente. Non spenderete un centesimo, ma… attenzione! Quando sarete felici sarete voi a spendere i vostri soldi e cercate di non darci la colpa perchè vi abbiamo fatto conoscere la felicità!

E voi della TIRulero? Cosa ci guadagnate?

Cosa ci … ??? Ma è una domanda da fare. Quando tutti saranno felici e contenti, potranno dire di essere felici, un pochino, anche grazie a noi.

*La consegna in 24 ore è certificata solo sul territorio Italiano, isole escluse.

Vuoi anche tu diventare un dipendente della TIRulero? Lo sapevo. Siamo alla ricerca di giovani, tra i 18 e i 35 anni dotati di carisma, affabilità, attitudine al lavoro di squadra e desiderosi di felicità! Proponiamo contratti equi e corretti, orari umani e soprattutto rispetto. Perchè per dare felicità bisogna prima essere felici!

Basta trip.

(PS. Malu correggi tu il post che non ho sbatti, asd).

Larghi di vedute

Io facio piu seso di te terone!Buongiorno sig. Pino

Buondi ma ti prego ciamami dotore.

Certo dott. Pino mi scuso per il mio tono, come dire, poco formale. Quindi dottore, ma non sapevo fosse laureato.

No cierto, o studiato ala bibioteca di milan, ma poi o perso il treno e come dire, ero piu interesato alla patana, come dicete voi teroni.

Ha terminato gli studi per sposarsi?

No, andavamo a fare il putantur con li amici e mi servivano li soldi per pagare le prostitute. Cuindi o fato i piu disparati lavori che il mio buon padre mi asegniava. Ero un ragazo che cueli di adeso se li sogniano. Facievo il muratore cuando li altri fumavano l’erba dei campi ma io non mi sono fato inciuciare dai teroni che a squola ci vendevano la droga. E io la squola la odiavo perche tuti i teroni queli figli di putana da mame che neanche si sapeva da dove venivano. Poi l’acua e trabocata dal vaso cuando e arivato a squola Moamed.

Un nuovo compagno di scuola?

Ei, statento. E arivato un tizio che tuti lo ciamavano moamed ma puzava di tono e cipole. E me lano meso vicino di banco perche io ero il piu bravo dela squola esendo di bergamo. Ma a me il moamed mi stava sui maroni e cuindi lo picchiato poi mi ano amonito.

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Volevo dire una cosa

Caro coso.

Chi ti scrive è un idiota qualunque, un giovane di nome Gabriello Lanerchia, per gli amici Nerchia. Lavoro, se così si può dire, in una ditta che si occupa di chiacchere etc. nei pressi di Milano – della grande Milano. Ecco, per così dire faccio parte della terza Italia lavorativa. Lei, signor coso, si chiederà: “ma cosa intende il sig. Lanerchia con terza Italia?”. Ecco, vede, le rispondo subito. La prima Italia lavorativa è quella che danno in TV, quella a cui i media sono interessati come il caso Fiat o Alitalia, per citarne i più famosi. Per inciso, non che ce ne siano troppe di queste primizie, altrimenti probabilmente non sarei qui a scriverle. La seconda Italia, invece, è quella degli studenti universitari, che ultimamente sta, senza forse alcun risultato, facendo sentire la propria voce per il semplice fatto che la sig.ra Maria Concetta Natalina Gelmini si sta allegramente sditaleggiando con dei pezzi del domino mentre prova a riformare la scuola. La terza Italia, invece, è formata da chi, come me, non ha voce e non trova forza per farlo. Giusto per fare un esempio, tutti quei cretini che domenica hanno protestato nelle varie piazze italiane, beh si – insomma – fanno parte di questa terza Italia.

Giusto per essere chiaro, caro sig. coso, mi spiace per i vari errori che sto continuando a perpetrare in questa debole missiva, ma purtroppo la mia quinta superiore non mi permette di elevarmi ad uno stato superiore rispetto al leghista medio, quindi in qualche modo se confondo le C con le Q mi perdoni. Contrariamente ai leghisti, comunque, ho appreso l’uso della lettera H che riesco a posizionare correttamente all’interno delle frasi.

Quello che volevo chiederle, caro sig. coso, è cosa devo fare per fare in modo che i miei diritti di lavoratore possano un giorno trovare lo spazio che il mio status (di lavoratore appunto) richiede. Mi chiedo per quale motivo, caro sig. coso, io non debba percepire una tredicesima, mi chiedo per quale motivo io non abbia ferie o non abbia il potere di no quando qualcuno mi chiede qualcosa per il solo e semplice motivo che ho paura di perdere il lavoro. Mi chiedo, e qui la smetto di usare toni convenevoli (la prego di scusarmi), caro figlio di puttana, per quale motivo nessuno abbia trovato ancora la risposta al difficile quesito italiano del “perchè siamo tutti mammoni?”. Mi chiedo se lei trova giusto che dopo dieci anni di lavoro una persona debba ancora farsi crescere le setole sulla schiena per poter essere trattato con tutto il rispetto che uno zerbino merita. Mi chiedo, egregio, se sua figlia venisse trattata in questo modo, lei cosa farebbe?

Forse lei si starà crogiolando in una risatina idiota etichettandomi come un “qualunque idiota privo di titolo di studio che frigna per avere un lavoro fisso”, ma anche se io il titolo di studio non ce l’ho (perchè diciamoci la verità, un diploma superiore vale quanto la quinta elementare – e da quello che sento da amici sembra anche quanto una laurea), ma la prego di prestarmi ascolto, perchè non è così. Noi, giovani della terza italia, ogni giorno dobbiamo sottostare ai soprusi che i prepotenti con macchinoni da sessanta e rotti mila euro (fa figo scriverlo per esteso, vero?) ci perpetuano per la sola paura di perdere lavoro. Ma non parlo solo di me, caro sig. piegaminchie, parlo di tutte quelle persone che sono costrette a martellarsi i coglioni per arrabbiarsi contro se stessi per la paura di poter uccidere il proprio padrone (ho detto bene: padrone) e perdere il lavoro. E’ davvero solo una questione di quantità di posti di lavoro mi chiedo? La qualità dei posti di lavoro, di cui ogni tanto ne parlano solo le Iene di Italia1 (e qui ho già detto tutto quanto dovevo dire) solo per indorarci la pillola e permetterci di dire “anche noi abbiamo la nostra voce!” quando in realtà ci stanno solo offrendo l’oki contro una frattura femorale, a qualcuno sta DAVVERO a cuore? Io me lo chiedo tutti i giorni caro qualunque cosa lei sia, mi chiedo dove ci state portando, mi chiedo fino a quanto vogliate farci soffrire, perchè la pressione sta raggiungendo il massimo, io la avverto.

Sono passati anni da quando mi fregiavo di essere un anarchico rivoluzionario, quando credevo che tutto doveva essere combattuto con la rivolta e a mia volta, credevo che la forza fosse l’unica soluzione a tutto. Lei comprende, quanto me ora, quanto questo pensiero fosse piccolo e qualunquista. Ma se questo sentimento sbocciasse non dal desiderio di essere accettato da un qualunque gruppo di ragazzini, ma piuttosto dal bisogno di cambiamento? Perchè è possibile, caro cettola, che forse davvero la rivoluzione sia l’unica soluzione.

Nel senso, provo a spiegarmi meglio: per avere un contratto devo sgozzare il mio datore di lavoro? No, perchè volendo lo faccio.

Ok, la smetto. La lascio libero, vada pure a godersi l’Inter questa sera, tanto che lei tifi a favore o contro la guarderà comunque come il resto dell’Italia, mentre qualcuno – in questo momento – sta davvero dichiarando che siamo sotto dittatura.

Il ruggito (di un coniglio)

Lentamente inizia ad avanzare, dentro di me, la possibilità che la rivoluzione armata sia l’unica alternativa seria per noi giovani in Italia.

Nei confronti di tutti. Nei confronti innanzitutto di Studio Aperto, crew di giornalisti venduti alla falsità, alla mediocrità e all’ignoranza. Ignoranza fatta dai vecchi di merda che popolano l’Italia. Vecchi di merda gonfi della loro esperienza di merda che supera qualunque cosa: valori, famiglia, progresso. L’esperienza sta rovinando l’Italia. Me lo sento. L’esperienza con cui questi nonni dovunque, giuro, dovunque, si riempiono la bocca, pensando di essere migliori soltanto perchè dispongono di esperienza. Voglio bestemmiare, ma non posso sulle pagine di Centraldogma.it perchè risulterei ignorante. Ma lo penso. Continue reading

Sono cose della vita

Ma io mi chiedo: che c’è di male se quel povero uomo di Silvio aiuta delle giovani e indifese ragazze a farsi strada nella vita difficile?

Qualcuno mi dirà: “maiale, si tratta di sfruttamento, come puoi dire una cosa del genere?” o ancora “queste persone vengono umiliate, distrutte psicologicamente con la speranza di riuscire un giorno a fiorire – nel mondo dello spettacolo – ma invece vengono imbestialite e imbrutalite da vecchi maniaci che le trasformano in scope lobotomizzate (scope comunque molto fighe)”. E io mi chiedo: Embhè?

Non è forse quello che vogliamo? Tonnellate di culi e grosse fighe in una scatoletta nera per trastullarci e lobotomizzarci a nostra volta? L’amato Premier non fa altro che scremare quelle donnette che renderebbero meno dura e attenta la nostra permanenza dinnanzi al piccolo schermo. E poi care donne… un giorno parlate di uguaglianza nei diritti, l’altro giorno dite di promuovere differenza tra donna e uomo, ma alla fine cosa volete? Il caro Cavaliere non fa altro che apprezzarvi nella totalità dei vostri scopi, sfruttando il suo amore (che sembra disporre in grosse quantità, forse addirittura più del sottoscritto) per Permettervi di arrivare da qualche parte. Perchè in fondo lo sappiamo, lo sa l’Italia intera che – senza lo Stimato – non saremmo andati da nessuna parte.

Ecco, lui la nostra Italia ce la offre su un piatto d’argento. Mentre noi siamo preoccupati a gridare alla rivoluzione in Facebook promuovendo la nostra forza e la nostra tenacia mentre ci infrucchiamo un dito nel naso e ne estraiamo una bagola verde , lui ci fa capire che alla fine non serve a niente darsi tanto da fare, urlare contro l’ingiustizia. Abbiamo la nostra giustizia. Tra un paio di cd di Apicella una busta con dentro quattro fogli da 500 euro. Per una serata. Io lavoro venti ore al giorno. Tu studi come un masai. Forse per la metà di quella cifra. Chi sbaglia? Loro? Lui? Noi?

E qualcuno mi dirà che tristemente questa storia privata e, nel caso siano provati i fatti, condannabile (certo) getta comunque fango su un rispettabilissimo capo del Governo, che ha trasformato un’Italia (rossa) in un Italia tricolore, fatta di passioni, di progresso e produttività e civiltà. Io ne capisco poco, è vero. Ma da qualche anno a questa parte, l’unica produttività che ho visto ha riguardato Mediaset, nell’inserimento continuo di grasse fiche con i guanti.

Fino a poco tempo fa mi chiedevo in che modo potessero funzionare i provini per partecipare ad un qualsiasi programma condotto da Barbara d’Urso. Da qualche tempo qualche dubbio ce l’avevo. Oggi ne siamo coscienti (sempre che ne sia verificata la realtà dei fatti). Che poi, lo sappiamo: verremo sparaflashati e nessuno si ricorderà più niente. Così finalmente potremo ritornare a farci le seghe (mentali) su il caso di Avetrana per qualche altro mese.

Così per gradire un articolo della Repubblica.it. Poi giusto per “sapere” anche uno sul Corriere.it.

A volte ritornano

Sicuramente quando la Valeria leggerà il titolo di questo post probabilmente verrà colta da raptus suicida associato a “esasperata ricerca della persona misteriosa”, ogni volta che dico “a volte ritornano” è perché qualcuno, appartenente ad una vita fa, s’è rifatto vivo, nel bene o nel male. Ma invece no, nulla di tutto questo (fortunatamente). Il megapreambolo semplicemente serve ad introdurvi e introdurmi nel fantamondo del blog abbandonato ormai da tempo immemore. Così adesso vi ho tormentato con le mie cazzate e posso chiudere felice. No dai, scherzo, in sostanza il motivo per cui ho fatto questa apparizione è perché sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla professionalità dei gestori del cinema Fanfulla di Lodi, e ovviamente voglio rendere partecipi più persone possibili. Anche se non vi interessa. Decidiamo di andare a vedere Dragon Trainer non in 3D, quindi ci dirigiamo nell’unico cinema del lodigiano (Cinelandia per me non esiste) che proietta tale film: il cinema Fanfulla. Gloriosa monosala sita nei pressi della stazione (viale Pavia, 4), dopo un periodo di chiusura dovuta alla scarsa affluenza di spettatori, il cinema riapre proponendo cineforum su film magari di nicchia ma sicuramente di rilievo e comunque cinema d’essai, ogni tanto, se il film è forte, propone anche Blockbuster.

Entriamo nel foyer e compriamo i biglietti alla modica cifra di 5.50 €, buon prezzo, il ridotto credo sia di 4 €, a confronto degli 8 € dell’UCI di Pioltello (buttati sempre e comunque nel cesso) e agli 8 € dell’Arcadia di Melzo (sempre ottimamente spesi), c’è ovviamente un abisso, anche di soluzioni tecnologiche, però diciamo che siamo ben felici di spendere poco/il giusto. Ovviamente non dobbiamo aspettarci niente, non pensiamo di entrare nella sala e vedere una platea a gradoni con poltrone ultracomode e schermo megagalattico. No, ovviamente nulla di tutto questo appare. Effettivamente ci sono molti posti a sedere, selvaggi, nel senso che arrivi e ti siedi dove vuoi, schermo molto piccolo e posizionato in alto, ma il tutto coronato da un set di casse che corrono lungo tutte le pareti della sala che renderanno l’esperienza audio molto buona. Inizia la proiezione dei trailer, perfetta. Inizia la proiezione del film, perfetta, forse un po’ torbida ma comunque estremamente godibile. Quindi in sostanza direi che è assolutamente da rivalutare se si vuole spendere poco e si vuole vedere un film che non necessita della maestosità della Sala Energia dell’Arcadia di Melzo. Ovviamente non faccio paragoni con l’UCI Cinemas di Pioltello, perché l’UCI perderebbe sicuramente il confronto con il Cinema Fanfulla. E non aggiungo altro.

Certo, una proiezione molto buona non basta per decretare un cinema come “magnifico”, però beh, è un incentivo, quindi sicuramente farò ritorno per avere delle conferme.

http://www.cinemafanfulla.com/

PS: il film è stato molto carino, ma questo è secondario (sì, sono malato, vado nei cinema per controllare se tutto va bene, e se non va, mi incazzo come una belva)

Emesi violenta

Per la rete imperversano decine di video anti – destra, anti – berlusconi, anti – fasciscmo, anti – sistema. Il mio profilo di feisbuk (con la cappa che fa internescional) ogni giorno, tra i vari gruppi del cazzo tanti amati dal Malu, si riempie di video contro il governo, contro il nostro sistema, contro la censura, contro gli scandali, contro qualunque cosa.

Ed ora potrei venirmene fuori con la domanda: ma chi cazzo lo ha votato questo? Ma non lo farò, perchè la risposta è evidente.

Mi chiedo solo quando, Noi, giovani di feisbuc, smetteremo di fare i moralisti del cazzo. Perchè a fare la sinistra, come quella che non funziona, basta linkare video a casaccio riguardo a questa piuttosto che quella (sempre scabrose, per carità) situazione. Indipendentemente da quanto siano osceni e ridicoli i video che pubblichiamo, non serve questo a fare informazione. Perchè questa non è informazione o per lo meno, non è questo il suo scopo.

L’informazione serve a sensibilizzare le persone riguardo ad un problema reale, come può essere il caso della situazione politico / teatrale dell’Italia. Invece, quella che avviene tutti i giorni tra le tortuose strade della rete mi sembra solo un po’ di anestetico per noi, figli dei rossi socialisti, che abbiamo bisogno di una scusa per non pensare all’Italia che è e che sarà, mentre il nostro ego è contento di aver fatto qualcosa per rivoltare il sistema, quando invece stiamo facendo proprio quello che ci viene detto di fare.

“Tanto è tutto una merda”.

E se abbiamo schifo della merda ce ne teniamo lontano, cosicchè chi la sa lavorare, ci si possa impastare sino ai gomiti senza che nessuno se ne accorge davvero di quello che sta succedendo.

Di tutta l’erba un fascio

Di tutta l’erba un fascio non è certo mia intenzione farla.

Articolo su Crimeblog.it: dopo una violenta lite in una scuola di Roma, un ragazzo rumeno di 14 anni accoltella un suo compagno di 1 anno più grande con una lama portatasi da casa. Il ragazzo ferito non sembra in pericolo di vita e adesso la polizia sta facendo accertamenti sul caso.

Ma intanto, una cosa mi stupisce delle dichiarazioni dei fratelli:

«Mio fratello è stato provocato da quel ragazzo italiano, come era successo tante altre volte: oggi deve avere perso la pazienza ma quel coltello non era suo. Lui non ha coltelli. Quel ragazzo gli stava tirando dei sassi. Mio fratello è sceso al campo sportivo e tra i due c’è stata la lite, poi qualcuno gli ha messo in mano un coltello e l’altro nella lite deve essere finito sulla lama».

Si tratta certo di un miracolo divino: un coltello che gli compare nella mano e l’altro che, visto l’arma, gli si lancia a braccia aperte quasi per abbracciarlo, ma per farsi tanto, tanto, male.

Anche in questo caso, secondo me Razzinga ci ha messo lo zampino.

Boom! Headshot

Obbiettivo per CentralDogma del 2010. Farsi censurare il blog senza programmare attentati terroristici.

Primo passo: pubblicare link sconvenienti e deriderli in maniera sarcastica e irriverente.

Link: Corriere della Sera - Ecco la bella Noemi, la diciottenne che chiama Berlusconi “Papì”

Commento: Ahahah. Hihihi. Tristezza assoluta e infinità. Se papi mi regalasse pleistescion3 e un paio di telecomandi per la wii forse sarebbe anche per me il politico numero uno? Ti prego, ne ho disperatamente bisogno (dei telecomandi per la wii).

Cordialmente

Un coglione.noemi4

Vagamente, mi ricorda la bionda scema del grande fratello. Non che io abbia qualcosa contro le bionde. Ma contro le sceme si, però.