
Sto provando a scrivere una storia. Cioè, a dire il vero sarà la cinquecentesima storia che tento di partorire, ma in qualche modo questa sembra essere quella che può avvicinarsi più semplicemente ad una conclusione non scontata e, perchè no, interessante.
Quantità di film incredibili, qualche buon libro e tonnellate di frasi buttate su questo foglio excel piuttosto che su quel post-it e una testa che pensa freneticamente a come dar un seguito logico a quelle due o tre scene che nella mia testa son quasi degne di hollywood.
Non pensavo che scrivere fosse così fico, cioè. Lo sarebbe di più se riuscissi a buttare su carta esattamente su quello che ho in testa, ma troppo spesso mi devo scontrare con barriere linguistico-espressive che per me sono davvero insormontabili. Però quando qualcuno ti incalza, ti fa una domanda sulla storia, ti chiede di proseguire o ti propone alcuni sviluppi che tu non consideravi, beh, direi che solo per questo il gioco vale la candela. Anche se, raccontare i tuoi film mentali, è davvero imbarazzante (detto da uno che fa dell’imbarazzo collettivo il suo divertentissimo cavallo di battaglia serale).
Ma uno ci prova, che si può fare d’altro?
Il cadavere e il sofà è uno di quei fumetti che, quando leggi solo di botte da orbi e supereroi in calzetta fluorescente, ci rimani male di non aver mai letto nulla di simile prima.








