La taverna del “Leoncino Rampante” era stata ripulita e tutti i nemici uccisi. Tra una botte di vino e l’altra, in cantina, i nostri eroi avevano trovato Mia, la piccola figlia di Lady Vesna a detta della madre rapita dai briganti. E al piano superiore, nelle camere, l’oste se ne stava là, legato come un salame, ad attendere giorni migliori. Nello scrittoio del buon Gunthalar, una nota di Oren che recitava, più o meno, quanto segue “Avvertici nel caso passassero di qua avventurieri stravaganti, sarai ben ricompensato. Altrimenti, a pagarne sarà la tua bella figlioletta”.
Una volta risvegliato l’oste e interrogato, i nostri eroi scoprono che il pover uomo sembra non sapere niente al riguardo. Qualcuno era passato si a lasciargli quella missiva, ma poi non si era più fatto vedere e quindi non ne aveva dato molto peso. Del resto, di matti su queste strane se ne vedono a bizzeffe.
Oltre all’oste, i nostri amici fanno la conoscenza con un’antipatica quanto sproloquiante spada magica in grado di trasformarsi in folletto: dopo essere diventata padrona del povero Honey, dice, deve vendicare il suo creatore e uccidere “quel brutto e cattivo” mago Oren.
Intanto Ilikan, partito per cercare aiuto in paese, torna dal resto del gruppo per avvisarli di alcune voci che aveva sentito sul cammino: sembra che la cittadina di Winterhaven sia stata messa a ferro e fuoco dall’esercito di Fortezza. Intanto, riconosce il piccolo folletto che, nel mentre, intratteneva il gruppo, ovvero nient’altro che un demonietto fraudolento in grado di trasformarsi in piccoli oggetti solito ad adescare i gruppi di avventurieri allocchi per rubare i loro averi. La sentenza del gruppo è unanime (se non contiamo il parere, femminile, di Ophelia), il demonietto deve morire in un tripudio di sangue e dolore. Ma costui, prima rivela al gruppo di un tunnel sotterraneo per il paese di Winterhaven (con cui era possibile raggiungere la città immediatamente e riempirsi le tasche di ricchi bottini lasciati da bullywug incazzati), ma l’opinione comune non cambia (e fu così che il PNG chiave migliore del gioco abbandona il mio note).
L’oste offre ai personaggi la taverna come quartier generale del gruppo, ma costui non si è certo guadagnato la fiducia dei nostri eroi. Lasciano la piccola Mia insieme a Thaurus (un paladino trovato prigioniero nella locanda) e partono alla volta di Winterhaven.
Dopo ore di viaggio, finalmente arrivano all’ingresso della cittadina. Ad accogliergli ci sono due guardie: uno è un rozzo barbuto e brufoloso, l’altro un biondino inesperto. Sulla strada i nostri amici avevano sentito parlare alcuni viandanti della tassa d’ingresso in città: 10 monete d’oro a testa e senza un’arma in tasca.
Fieri della loro nuova borsa conservante e dell’incredibile capacità di trasformarsi in qualunque tipologia di viandante oscurando le loro armature e spacciandosi per uno schiavista (Honay) con la sua merce (il resto dei ragazzi) e non senza una piccola tassa sessuale imposta alla povera (o assatanata?) Ophelia, il nostro gruppo riesce ad entrare in paese, arrivare alla prima locanda e trovare riparo per la notte.
Ma qualcosa va storto e il gruppo viene attaccato durante la notte.
